
Ancora libri che si intrecciano nelle storie ai film. qui si parla di una scrittore di colore, scrittore vero, nel senso che è un bravo scrittore, impegnato e colto che però non riesce a pubblicare perché non corrisponde all’idea del tormentato autore del mondo stereotipato che il pubblico si è fatto della comunità nera.
Per caso, e per burla decide di scrivere, con uno pseudonimo, un romanzo prendendo in giro tutti gli stereotipo possibili che circolano nella comunità bianca, il nero è droga violenza, linguaggio forte. Per il titolo sceglie una parolaccia, eppure malgrado tutti gli sforzi, per far capire che si tratta di una presa in giro, il romanzo ha un grandissimo successo. Ciò gli consente di ottenere il denaro per far curare la madre malata di Alzheimer, ma lo mette in un profondo disagio.
Il film vuole denunciare la pochezza dell’editoria che si piega ai desideri del mercato, senza che ci sia sotto una vera letteratura, un linguaggio fatto per il grande pubblico, per far soldi cavalcando l’onda degli stereotipi dei bianchi sui neri.
Una commedia brillante che si guarda volentieri, mi ha fatto pensare che anche qui in Italia spesso di preferiscano storie fortemente connotate al sud con un linguaggio sboccato e dialettale. Le mode tirano anche la vendita dei libri.

