
Qualche giorno fa mi è arrivato l’ultimo libro di Beatrice, è stata una sorpresa, una bella sorpresa, perché non pensavo che l’avrei mai avuto tra le mani. Beatrice me ne aveva parlato esattamente un anno fa, raccontandomi di come era stata laboriosa la ricostruzione della storia narrata nel libro.
Ma Beatrice è una maestra della scrittura, la sua delicatezza nello scrivere che è però anche rigorosità e fedeltà delle fonti la contraddistinguono da sempre. Beatrice riesce a mettere poesia anche nelle storie più difficili. E poesia sono le parole che ho letto, a volte con gli occhi lucidi, scorrendo le pagine di “La voce dello sguardo” pubblicato dalla Mnemoteca del Basso Sarca.
Chi ha detto che le biografie debbano riguardare solo personaggi famosi che hanno fatto la storia? Chi ha detto che non c’è nessun interesse a ricordare il passato delle persone umili che non hanno lasciato impronte durante la loro vita? Tutti hanno sbagliato facendo queste affermazioni, la storia che Beatrice ha raccontato è quella di Sara Fiorini, una donna nata povera, vissuta povera e morta in giovane età.
Che interesse c’è in una vita che può essere riassunta in poche parole? Eppure un interesse c’è stato, in primis della sua famiglia che ha sempre voluto ricordarla, che ha raccolto amorosamente documenti e fotografie, che l’ha fatta rivivere nelle parole raccontate alla “Signora del libro”. È lei che ha tessuto la trama di una vita vissuta nella nebbiosa pianura padana e finita in un sanatorio di Arco di Trento, in un momento in cui tanti, troppi, morivano di tisi. Una trama sottile, ma preziosa, per chi aveva raccolto i ricordi di una mancanza. Giuliana, la nipote, il salto di una generazione, che trova in un libro scritto da Beatrice, “Il tempo dei sanatori ad Arco (1945-1975)” i luoghi in cui la nonna si è spenta e vuole sapere, vuole sapere di più, di una città ieri formata quasi esclusivamente di sanatori e oggi fiorente località turistica. Contatta Il Museo Storico di Trento che ha pubblicato il volume e così conosce Beatrice che diventa “La signora del libro”, la narratrice, colei che da voce e sguardo alla vita di Sara.
Già lo sguardo! Uno sguardo intenso che diventa parola. Può uno sguardo parlare? Se osservato con amore ed empatia non solo può parlare ma può raccontare e far diventare una donna semplice, e qui il semplice non vuole essere riduttivo, protagonista di un periodo storico che molti hanno attraversato.
La storia di un’Italia povera e sacrificata dei primi anni del secolo scorso, la storia di una moltitudine di persone costrette a vagare in cerca di lavori umili e mal pagati, costrette a vivere in ambienti malsani. La vita di Sara Fiorini nata e cresciuta nella bassa reggiana è diventata l’icona di tante donne che hanno vissuto la sua stessa vita.
La “signora del libro” con parole semplici – e anche qui la parola non è riduttiva ma elogiativa – ha restituito dignità ma soprattutto poesia a quello che poteva sembrare squallore. Le due donne, quella viva e quella sepolta in un anonimo ossario del cimitero di Arco si conoscono con una breve frase: «Ciao Sara, come va la morte? hai visto che bel sole oggi? Dai che sei in un paradiso qui, altro che la Pianura Padana!» e poi continua: «Che ne diresti di raccontarmi al tua storia. Potrei prestarti la voce, se me lo permetti.» È lì in quel «…se me lo permetti» tutta la delicatezza e la dolcezza… E, permettetemi, anche la poesia di una conoscenza.
Sara comincia il racconto, che attraversa i suoi pochi ani di vita ma che poi prende anche quella dei genitori e del marito amatissimo, ma soprattutto quella della figlia, Gina, lasciata piccolissima alla nonna quando lei deve abbandonare la famiglia perché ammalata di tisi.
La “signora del libro”, annota, scrive, ricerca, approfondisce e restituisce a Sara la sua dignità e i suoi ricordi, a volte frammentati, ma anche così importanti trasformando quelle che sembravano banalità, fogli ingialliti, fotografie color seppia in un tessuto leggero e quasi impalpabile, ma concreto e reale.
Sara rivive nei ricordi, perché è nei ricordi delle persone care che si continua a vivere, è nelle parole di chi ci racconta che si continua a esistere.
La “signora del libro” ha compiuto il miracolo, dando voce allo sguardo di una donna che diventa simbolo di tutte le donne che sono passate da Arco, alcune sono guarite, altre riposano con Sara, ma non saranno dimenticate.
Per chi lo vuole acquistare: rivolgersi alla Mnemoteca del Basso Sarca: info@mnemoteca-bs.it oppure in rete: Feltrinelli IBS.


3 risposte a “Beatrice Carmellini: “La voce dello sguardo””
[…] Beatrice Carmellini: “La voce dello sguardo”, la ricostruzione sensibile e delicata della vita di una donna che ammalata di Tisi è stata ricordata e ha ripreso vita attraverso la scrittura. […]
E’ per me è un libro da dover leggere,
mia zia, della quale porto il nome è morta a 19 anni nel 1945,
causa della Tisi.
Se vuoi te lo posso imprestare la prima volte che ci vediamo.