
Qualche giorno fa stavo facendo ricerche per il mio laboratorio e nel visitare alcuni siti web mi imbatto spesso in cose, avvenimenti, segnalazioni che pare non centrino nulla con quello che sto facendo, e che poi invece si rivelano interessanti e da prendere in considerazione.
Si parlava di liste, l’utilità di compilare liste per fissare i ricordi, da eventualmente approfondire in seguito, infatti la lista può essere un ottimo esercizio per catturare ciò che passa per la mente e non si vuole dimenticare e poi trascurare.
Insomma, mi sono imbattuta in una pagina Instagram di una persona che colleziona “Liste per la spesa”. Sembra che abbia cominciato da piccolo e ora ne ha un bel campionario, anche integrato da persone che gli mandano quello che trovano e pensano sia interessante.
In effetti la lista della spesa – dice Umberto Eco – si scrive solo per se stessi. Serve a ricordare cosa si deve comperare e poi si distrugge perché non serve a nessun altro.
In effetti ogni altra cosa che si scrive si scrive per dire qualcosa a qualcun altro.
La lista della spesa è invece dire, parlare, ricordare a qualcuno, che siamo noi o un nostro incaricato, e una volta che ha svolto la sua funzione diventa perfettamente inutile.
Scritte su pezzetti di carta di recupero, post-it colorati o foglietti microscopici, le liste della spesa diventano, se guardate da un estraneo dei piccoli cammei autobiografici, diventano la cartina tornasole della cultura di chi le ha scritte, sono spesso piene di errori di ortografia, scritte rigorosamente a mano rivelano molto spesso la difficoltà di chi le ha compilate, e alla fine vengono accartocciate e buttate senza rimpianti.
Giulio Castoro le ha raccolte, appostandosi nei pressi delle casse dei supermercati, perché è specialmente nei supermercati che si consulta la lista della spesa.
Poi ne ha fatto un libretto, le ha raccolte, commentate con ironia, e ce le ha donate.
Come dice l’autore le liste degli acquisti sono come un diario segreto, una confessione che si fa a se stessi, rivela i gusti, i desideri, ma soprattutto le necessità che si devono soddisfare una volta che si è portata a casa l’agognata spesa.
L’autore ha diviso i pezzetti di carta in 7 categorie; ognuna ci dà il ritratto di chi è entrato in negozio con la sua lista in mano.
Ci sono i bambini che hanno scritto sotto dettatura di un genitore la loro bella lista che infarciscono di strafalcioni soprattutto nelle parole difficili, poi ci sono i coinquilini – probabilmente studenti fuori sede – e i single, abbastanza simili nelle compilazioni dei desideri da soddisfare.
Quindi vengono le coppiette e le famiglie, le prime decorano i foglietti di cuoricini e stelline, per le seconde si evidenzia già una preminenza della volontà della donna che anche quando manda il marito, riempie l’elenco non solo di derrate alimentari, ma anche di raccomandazioni. C’è chi addirittura disegna la planimetria del supermercato così che chi deve fare la spesa non si confonda e non porti a casa la merce sbagliata.
Poi vengono gli anziani, che spesso con grafie che ritornano all’infanzia ci offrono uno spaccato dei bisogni che arrivano a una certa età. Ultimi arrivano quelli che l’autore definisce gli artisti che decorano la lista facendo diventare un anonimo elenco in un’opera d’arte.
Insomma, un libretto divertente da sfogliare per soffermarsi su ogni lista che ci rivela, come una involontaria confessione chi può averla compilata.
Un libretto divertente, ironico, che ci offre uno spaccato di Italia, ancora rimasta alla scrittura, anche se sospetto che molti ormai fanno ricorso agli smartphone anche per la vecchia e cara lista della spesa.
L’indirizzo della pagina Instagram è questo con altre chicche da vedere.
















Una risposta a “Giulio Castoro: “Prosecco, pannolini e pappa per il gatto””
un libretto simpatico, un’idea originale come raccolta anche se io ho perso l’abitudine da tempo di fare la lista della spesa. Quando la facevo, regolarmente la dimenticavo a casa. Tornando ne facevo una pallina che gettavo nell’immondizia.