
Stamattina ho finito di leggere il libro che mi ha imprestato un’amica. Non so se lei lo avesse letto oppure ne conosceva il contenuto per sentito dire; libretto piccolo, 152 pagine da l’impressione di un volumetto dalla lettura facile e veloce, invece…
Jon Fosse è il vincitore del Premio Nobel per la letteratura del 2023, quindi l’ultimo, norvegese, scrive nella lingua nynorsk la lingua minoritaria, antica e tradizionale dei norvegesi, che si contrappone alla lingua maggioritaria che deriva dal danese, non tutti sanno che la Danimarca ha occupato per lungo tempo la Norvegia. Quindi una lingua parlata da pochi che ha fatto sì che rendesse difficile la traduzione delle sue opere.
“Mattino e sera” è una delle poche tradotte e non è un vero e proprio romanzo, ma piuttosto un racconto lungo scritto in modo stupefacente. La scrittura di Jon Fosse assomiglia più a un continuo e inesauribile flusso di coscienza in cui non esiste punteggiatura.
All’inizio questo modo di scrivere mi ha sconcertato perché era come leggere senza mai tirare il fiato, poi piano piano rallentando la lettura, sono riuscita a seguire quello che è il pensiero riversato sulla carta, è stato come se le parole che stavo leggendo uscissero direttamente dalla mia mente.
«Fosse è un mistico in cui Dio si incarna nelle forme della scrittura», queste non sono parole mie ma di uno dei suoi traduttori. Va considerato che Jon Fosse in tempi relativamente recenti si è convertito al cristianesimo, la sua scrittura sembra quasi dettata da un Dio irraggiungibile. Siamo di fronte a un autore che ha un tipo di scrittura inusuale. Ci sono moltissime ripetizioni, l’atmosfera che descrive è sospesa, spesso rarefatta, ci sono molti silenzi, le voci sono più interiori che palesi. Non è certamente uno scrittore facile, tuttavia, se lo si legge come va letto, non per quello che narra ma per come narra, allora si entra in un ritmo in cui si dischiudono molte sorprese.
Serve, come ho detto prima, un esercizio di lettura differente. La scrittura di Fosse non è quindi una banale narrazione di fatti, ma un susseguirsi di visioni; ci sono passaggi da un personaggio all’altro senza soluzione di continuità, sbalzi temporali, in cui si va dal presente al passato, in cui il punto di vista del narratore cambia in continuazione.
In “Mattina e sera” assistiamo allo svolgersi della vita di Johannes attraverso il momento della sua nascita – il mattino – e l’ultimo giorno della sua vita – la sera.
La sera è il passaggio dalla luce al buio, è il momento in cui l’anima resta sospesa in attesa che qualcosa accada, o qualcuno la accompagni al di là, in un luogo che “non è nessun posto e per questo motivo non possiede neppure un nome … È pericoloso? … Pericoloso no … Pericoloso è una parola, non esistono parole dove andremo … Fa male? … Non esistono corpi dove andremo, quindi non esiste dolore … Si sta bene lì? … Non si sta né bene né male, ma è grande e tranquillo e vibrante e luminoso …“
Queste sono le parole che si scambiano Johannes e la sua guida, nel momento in cui devono oltrepassare il mare e andare verso la luce.
In mezzo, tra il mattino e la sera, assistiamo a quelli che sono i gesti consueti di un vecchio che non sa che è già morto e che si stupisce del fatto che il suo corpo è diventato leggero e le sue gambe lo sorreggono senza fatica. I suoi pensieri vanno alla ricerca dei punti fermi della sua vita passata: l’amico Peter, la moglie Erna lo guidano in quello che è il suo ultimo giorno sulla terra, così come le mani forti della levatrice Anna lo avevano estratto dal buio per fargli iniziare la vita.
Non avevo mai letto niente di più poetico per descrivere una nascita e niente di più dolce per descrivere la morte, stupore nel venire al mondo e stupore nel capire a poco a poco che il mondo non ti appartiene più. Non è nemmeno più necessario che ci sia la punteggiatura a ritmare la lettura, basta il respiro delle parole e le pause dei silenzi che si susseguono e si alternano.
Certamente un libro non comune, una prosa non comune, che però mi ha dato moltissimo e mi ha trasportato nelle atmosfere fredde del nord che amo tanto, nei paesaggi ruvidi immersi nel buio dell’inverno, e splendenti della luce dell’estate in cui il sole non tramonta mai. E quindi, chissà? Non si muore mai?


Una risposta a “Jon Fosse: “Mattino e sera””
[…] Jon Fosse: Mattino e sera. Dal vincitore del premio Nobel per la letteratura 2023, lo scrittore norvegese, che non conoscevo, è stata una piacevole sorpresa. […]