Michele Ruol: Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia

Ho ascoltato questo libro in una giornata, dico ascoltato perché l’ho scaricato da Audible, spesso mi piace mettermi tranquilla e ascoltare qualcuno che legge.
Troppi libri questo mese e allora ho optato per l’audio. 

Non me ne sono pentita, la voce calda dell’attore che lo ha letto – Federico Maggiore – mi ha trasportata all’interno di una storia per niente facile. 

L’inventario è un vero è proprio elenco di oggetti che presi uno per uno portano Madre e Padre a ricordare episodi della loro vita, prima e dopo lo spartiacque della morte dei due figli Maggiore e Minore in un incidente stradale. Un avvenimento che cambia la vita, raccontato spesso con un tono neutro, che però fa emergere quello che sta sotto. Madre e Padre devono affrontare l’avvenimento più tragico della loro vita,  un avvenimento che emerge a poco a poco attraverso gli oggetti che sparsi per la casa trattengono impronte di vite passate.

Il primo oggetto ci fa subito precipitare in qualcosa che all’inizio possiamo solo intuire ma che nella prima riga ci mette di fronte a qualcosa di ineluttabile.

“1. cornice in argento, lSx22 cm 
La foto dei ragazzi sul tavolino nell’ingresso è la stessa che avevano usato per la lapide.” 

A quel primo oggetto che ci fa capire che tipo di incendio ci troviamo davanti ne seguono altri 98 che tracciano una scia attraverso la casa abitata fino al momento cruciale da una famiglia normale, un padre, una madre e due figli quasi coetanei. Una scia che come un filo rosso si snoda attraverso le stanze della casa, la terrazza, il garage, tutti gli ambienti che una volta erano abitati da scherzi e risate e ora sono silenziosi e vuoti. 

La storia si svolge negli anni che seguono l’incidente che viene ricostruito pezzetto per pezzetto, proprio come si farebbe con un puzzle di tessere che devono essere catalogate, oggetto per oggetto, ricordo dopo ricordo, pensiero dopo pensiero.  Gli occhi di Padre e Madre si posano alternativamente su cose che apparentemente possono sembrare inutili, ma che contengono un’anima nascosta visibile solo agli abitanti rimasti nella casa.

La scelta di non dare nomi ai protagonisti del romanzo, ma di nominarli solo col loro ruolo all’interno della famiglia è dare un valore universale al sentimento del lutto che può colpire chiunque, è parlare a ciascuno di noi che sia Padre o Madre, che sia Figlio o Fratello.

“Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” è un libro doloroso, ma anche di desiderio e attesa, Madre e Padre devono assolutamente andare avanti.  La narrazione si snoda come su una strada in salita che si deve per forza percorrere, costellata di oggetti che sono pietre miliari, che scandiscono un cammino lento e faticoso. Il prima e il dopo.

C’è chi dice che il tempo cura ogni cosa Madre non era per niente d’accordo ci sono cose che non si cureranno mai pensava, lavandosi le mani sporche di terriccio, tutto quello che fa il tempo è concedere di assistere a nuove fioriture a chi ha la pazienza di aspettare“.

“Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” è un libro pieno di poesia, da leggere, o da ascoltare, da scoprire con calma, è un libro per riflettere sulla morte e la perdita, una perdita tremenda e straziante, per Madre e per Padre  “il dolore era una nebbia appiccicosa, che aveva aderito alle superfici delle cose… era diventato la sua vita e lui era diventato il dolore“. 

La speranza che si fa strada nelle due vite rimaste si materializza in due piante di corbezzolo che Madre cresce sul terrazzo e che costituiscono l’ultimo oggetto del libro: due piante che alla fine della storia escono di casa e sono portate nel luogo in cui è avvenuto l’incidente. Le due piantine di corbezzolo andranno a rinfoltire la foresta che proprio la sera in cui sono morti i fratelli si è incendiata.
Il fuoco, si scoprirà, è divampato proprio a causa di un maldestro scherzo di Maggiore.
I due corbezzoli saranno l’omaggio e il ricordo, il distacco definitivo da chi non c’è più.

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