
Ho comperato il libro “Scrivere storie di guarigione” di Nicoletta Cinotti, che seguo da parecchio tempo, soprattutto perché c’era la parola scrivere nel titolo.
Nicoletta è una generosa terapeuta che pratica la Mindfulness, dico generosa perché non esita a elargire consigli a chi la legge, è molto presente nella mia casella di posta e mi piace il suo modo di relazionarsi con chi la segue, sia in rete, ma immagino anche personalmente.
La definizione di mindfulness dice che si tratta di applicare a ogni momento della nostra vita attenzione intenzionale, attimo per attimo, senza giudicare e senza presumere di sapere.
Nicoletta ci dice che: “mindfulness è relazionalità. È stabilire una relazione amichevole con noi stessi così come siamo e con la nostra vita così com’è. Non per ristagnare in un presente non modificabile ma perché qualunque viaggio deve avere un punto di partenza e non solo una destinazione di arrivo“.
E questo mi piace. Lo trovo affascinante perché la relazione è anche quello a cui tendo anche io sempre di più. Tempo fa mi era venuta voglia di frequentare un suo seminario, poi le circostanze me lo hanno impedito, ma ciò non vuol dire che potrebbe esserci un’altra occasione.
Allora mi sono decisa a comperare uno dei suoi libri e ho scelto proprio quello con scrittura nel titolo.
Scrivere è una pratica terapeutica, anche la poesia è una apertura terapeutica al possibile, In questo libro Nicoletta Cinotti mette insieme meditazione e scrittura, per me che la amo, soprattutto scrittura con esercizi che stimolano il pensiero e la meditazione, ma non solo.
Nicoletta ci ricorda che ognuno di noi fa un percorso, che parte dalla nostra nascita e si dipana per tutta la vita, un po’ alla volta impariamo a relazionarci con chi ci sta intorno e a parlare, anche se la pratica principale per una nostra autentica conoscenza è il silenzio. Ma cosa c’è di più silenzioso della scrittura? Chi scrive è silenzioso, non si esprime con la voce, ma comunque una voce la fa sentire, quella delle parole messe sulla carta, che sono lì a ricordare ciò che ha provato e ciò che ha sentito chi sta scrivendo.
A corollario del libro ci sono molti esercizi di scrittura che possono essere eseguiti anche in forma sparsa, non è quindi necessario attenersi a una rigida scaletta, si scrive quando c’è qualcosa da dire, non quando si è obbligati a dirlo.
Questo libro è anche un implicito elogio delle parole, quelle che abbiamo sentito, letto, ripetuto, imparato, e che facciamo nostre. Io amo le parole, sono i mattoncini del nostro pensiero, hanno un peso, specialmente quando le scriviamo e rimangono lì a guardarci dopo aver preso forma.
Dicevo tanti esercizi di scrittura, molti possono sembrare banali, ma hanno anche loro un significato, a partire dal domandarsi perché si scrive, perché sentiamo l’impulso irrefrenabile di prendere la penna in mano o di battere ossessivamente sui tasti di un computer. Ha senso? È utile? O diventa solo un esercizio sterile di egoismo?
E così via, esercizio dopo esercizio, meditazione dopo meditazione Nicoletta ci porta per mano verso il vero significato dello scrivere, quello relazionale, in cui appartenere a un gruppo di scrittura può essere benefico perché per prima cosa – oltre a tutte le altre – si impara a dall’esperienza non solo nostra, ma anche degli altri.
Scrivere storie di guarigione è un libro da tenere sempre a portata di mano per trovare l’ispirazione ma anche l’espirazione giusta e adattare il nostro respiro alla mano che scrive.


3 risposte a “Nicoletta Cinotti: Scrivere storie di guarigione. Mindful writing”
Cara Ada mi piace questa presentazione. Ora mi segno il libro da acquistare. Grazie . Tanti auguri per tutto e un abbraccio
Sono contenta!!! Un abbraccio.
[…] Nicoletta Cinotti: Scrivere storie di guarigione. Mindful Writing, con molti consigli di scrittura e meditazione. […]