Yoko Ogawa: La formula del professore

Storia ambientata in Giappone e narrata in prima persona dalla protagonista, una ragazza madre che lavora come donna delle pulizie a ore o governante presso famiglie che la assumono. Viene chiamata per assistere un anziano professore di matematica che dopo un banale incidente automobilistico in cui ha battuto la testa non riesce a ricordare che per 80 minuti. Dopo questo tempo la sua mente si resetta e tutto svanisce. Un bel problema per la giovane donne che ogni giorno al suo arrivo deve farsi riconoscere – no conoscere – come se fosse la prima volta. Il professore vive da solo in una dependance piena di libri e riviste di matematica, la facoltà di ragionare e il potere dei numeri non lo ha abbandonato e partecipa a concorsi di una rivista matematica.

A poco a poco la donna si affeziona al vecchio e sua insistenza gli fa conoscere il figlio a cui il professore si affeziona. Una cosa in comune è la passione per il baseball di cui ascoltano alla radio le cronache e a poco a poco nasce un sentimento di amicizia e affetto tutto basto sui numeri. Il professore per non far scomparire i ricordi si appunta biglietti sui vestiti, una pratica che lo rende buffo a vedersi.

Ma sia il ragazzo che la donna si affezionano e superate le diffidenze della cognata che ha la tutela del professore, riescono a formare una piccola combriccola che riesce bene male a gestire l’handicap.

È una storia triste e nello stesso tempo edificante, in cui il sentimento di cura e attenzione emerge in modo preponderante, le mancanze di memoria vengono superate dalla pazienza e dall’affetto della governante che fa di tutto per prodigarsi e realizzare i desideri del professore. La formula a cui si riferisce il titolo è un enunciato di Eulero che ancora nessun matematico è riuscito a risolvere, e che ossessiona lo studioso, che malgrado tutto non ha rinunciato a cercare soluzioni a teoremi che proiettano la vita di tutti i giorni nel campo teorico.

Confesso che non ho del tutto capito alcuni ragionamenti matematici e non ho seguito l’evoluzione delle partite di baseball, di cui non conosco le regole, ma mi ha affascinato lo stesso la poetica sottesa in una vicenda che presuppone una grande tragicità.

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