Pierre Enckell: Che gioia vivere. Diario perpetuo per depressi e ipocondriaci

È arrivato, con un po’ di ritardo rispetto ai tempi di Amazon, ma oggi è arrivato accompagnato da un fattorino alla mia porta.

Che gioia vivere. Diario perpetuo per depressi e ipocondriaci.

L’ho sfogliato con impazienza, e dopo un attimo di delusione, non avevo capito che si trattava di una vera e propria agenda perpetua, ho pensato che si trattava di un libretto/agenda fuori del comune e quindi sono soddisfatta dei 14,00 € spesi. Sarà una fonte inesauribile di buon umore!!!

Questa l’introduzione:

Secondo qualche spirito avveduto, le opere migliori e più profonde non sono quelle che il loro autore esibisce in pubblico, ma quelle che scrive per se stesso. Nei loro taccuini privati, non destinati alla pubblicazione, costoro riverserebbero tutti i tesori nascosti, tutto ciò che di più personale, autentico, intimo e segreto possiedono, il loro io sincero: in breve, la loro anima. Colma di rispetto, la posterità talvolta scopre alte grida del cuore tra le carte che lo scrittore lascia alla sua morte, e la loro pubblicazione postuma svela in pagine mirabili la sua vera levatura.

Ma nel momento in cui questa pratica si generalizza, è la funzione stessa del diario intimo che ne viene falsificata.

Da un lato, si pubblicano tutte le note personali, comprese quelle che non sono affatto confessioni, ma semplici promemoria o la manifestazione di una grafomania intemperante; dall’altro, gli scrittori sanno ormai che i loro appunti potrebbero essere pubblicati, e la loro sincerità si stempera nelle attenzioni per gli eventuali lettori. Alcuni, poi, valutando che qualsiasi cosa esca dalla loro penna debba essere immediatamente comunicata al mondo intero, arrivano al punto di far pubblicare il proprio diario mentre sono ancora in vita.

Ora, non tutto ciò che concerne uno scrittore riveste lo stesso interesse. René-Louis Doyon racconta di aver letto, nella Bibliothéque de I’Arsenalm le 34.862 pagine manoscritte del diario tenuto per trentacinque anni da Jehan Rictus, autore dei Soliloques du pauure. Ogni giornata vi è raccontata nei minimi particolari e molte notazioni iniziano con le parole: «Alzato, pisciato». Se Rictus fosse stato più celebre, si sarebbe dovuto pubblicare integralmente questo testo?

La raccolta che segue è fatta di brani analoghi – scelti tra più di centoventi autori, celebri e non – che alcuni editori hanno giudicato degni di essere pubblicati. Ognuno è stato scritto nella data indicata – si tratta, quasi sempre, delle prime parole scritte in quel giorno – e ogni giorno dell’anno è presente.

Il risultato è evidentemente caricaturale: banalità e lamenti formano un monologo ripetitivo in cui tutto ciò che differenzia uno scrittore dall’altro sparisce, non lasciando altro che una preoccupazione costante per le proprie condizioni fisiche e i propri stati d’animo. Non è proibito a nessuno, ben inteso, di utilizzare la scrittura come valvola di sfogo per le proprie pene e preoccupazioni. Ma è proprio necessario diffondere in migliaia di esemplari il più piccolo raffreddore? Significa certo dargli una bella risonanza.

[…] Tutti coloro per i quali la vita non è che una sequela di infelicità avranno così il loro percorso già tracciato.

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