
Comincio ad avere qualche problema di udito, gli anni passano e tutte le “funzionalità” cominciano a scricchiolare, per fortuna abbiamo ormai tanti ausili tecnologici da utilizzare e da impiantare, che faremo concorrenza ai piccoli robot che mio nipote ha in fila sulla sua libreria.
Mi sono accorta di sentirci meno perché mi è stato fatto notare che spesso ho la TV troppo alta, e quando vado a casa di mio figlio e guardo un cartone con mio nipote a volte non sento proprio l’audio visto che Giuliano lo fa tenere bassissimo.
Anche quando vado a cena fuori, la confusione mi dà molto fastidio, mi è capitato spesso di intuire, più che sentire le conversazioni delle persone che avevo di fronte. A volte ho fatto anche qualche figuraccia!
Per questo mi piace stare a casa mia. Ho la fortuna di avere una casa molto silenziosa, gli unici rumori che sento sono quelli dell’abbaiare del cane nel giardino o di qualche macchina particolarmente rumorosa, ma soprattutto in camera il silenzio è quasi totale.
Ho spesso definito la mia casa un acquario proprio per il silenzio profondo che vi regna, tanto forte da farmi spesso sentire altri rumori, quello del mio cuore che batte, o del fastidioso ronzio che qualche volta mi tormenta dentro l’orecchio. Sento il mio respiro. Sento i miei pensieri, sento il battere dei tasti sulla tasiera, sento anche una mosca che si è introdotta in casa abusivamente e mi ronza intorno.
A volte rompo il silenzio con la radio, più che con la TV, mi piace ascoltare le voci dei conduttori, dei giornalisti e mi piace immaginarli con la cuffia in testa mentre parlano al microfono, non amo particolarmente la musica, preferisco la voce umana, è così bella, con tutti gli accenti, le inflessioni, a volte acuta, a volte roca, femminile o maschile non importa.
Ho una radio in ogni stanza per non perdermi il filo del discorso e quando sono fuori casa mi manca molto l’accompagnamento delle voci dei miei sconosciuti amici. Forse il parlottare ininterrotto mi ricorda quando ero bambina e assistevo silenziosa alle ripetizioni che mio padre faceva a casa per arrotondare lo stipendio di maestro. Che grande maestro era mio padre! La sua voce, sempre pacata, ha instillato dentro di me, goccia dopo goccia le regole della grammatica, le storie del mondo, l’amore per i libri e la letteratura. È stato esempio di come anche io avrei voluto essere da grande. Non so se ci sono riuscita, so solo che mentre sto scrivendo sento ancora la sua voce, che vibra dentro di me, e mi fa compagnia.

