Margaret Atwood: “Il racconto dell’ancella”

Quando ho sentito parlare di una nuova serie televisiva ispirata ad un romanzo della Atwood, mi sono incuriosita. Non avevo mai sentito parlare del “Racconto dell’ancella”, in italiano non era ancora stato tradotto. O forse sì e poi dimenticato…
Conosco la Atwood per alcune sue poesie e per il volume sulla scrittura “Negoziando con le ombre” e mi incuriosiva tutto il clamore che si stava facendo sul libro.
Dopo averlo prenotato e aver atteso un bel po’, finalmente è arrivato. Ci ho messo un po’ a leggerlo, non è un testo facile, la storia è apparentemente semplice: un regime totalitario rende le donne completamente succubi dei maschi, quelle fertili sono considerate solo carne da riproduzione, dal momento che un qualche disastro nucleare ha compromesso a molte donne la possibilità di concepire. Chi ha ancora un apparato riproduttore che funziona viene consegnata ai comandanti per essere fecondata e ripopolare il paese.
Uno scenario apocalittico in cui la donna è sottomessa e imbrigliata da sevizie psicologiche e chi osa ribellarsi è fatta sparire.
Anche l’identità viene sottratta per essere nominate con il nome del proprio padrone, Difred, cioè appartenente a Fred. Peggio che schiave, sono costrette a chinare i capo, a vestirsi di rosso e a tacere.
Ho sentito parlare nei commenti al libro di premonizione alla situazione politica, di preveggenza e futuri scenari di donne schiavizzate. Ma a me quello che mi ha colpito, al di là dell’ambientazione della storia, è il modo con cui è scritta. È un resoconto lucido e preciso raccontato da una donna che spera, sogna, ricorda il periodo precedente all’occupazione dei Comandanti. Ricorda la figlia, il marito che ama ancora, anche se non sa se ancora vivo o morto, ricorda le amiche di un tempo, la vita normale di quando aveva una famiglia ormai lontana e perduta.
I suoi ricordi, si mescolano al presente, i suoi occhi guardano, osservano, cercano segnali, descrive gli ambienti con una precisione fotografica, confrontandoli con quelli del proprio passato.
È un libro tragico, un racconto che a poco a poco cattura, prima lentamente, poi sempre in profondità. Anche gli avvenimenti incalzano accelerando fino alla conclusione in cui si resta col fiato sospeso.
La maestria della Atwood è proprio in questo crescendo in cui al primitivo distacco piano, piano si sostituisce il coinvolgimento emotivo della protagonista, il rischio, la trasgressione, la disubbidienza, e infine la ribellione anche se inconsapevole e quasi involontaria.
Grande libro, grande racconto, da leggere e poi, semmai, da guardare quando uscirà la serie in TV.
Non so se la guarderò, tutte le volte che ho letto il libro sono sempre stata delusa dalla trasposizione cinematografica. Magari se capiterà ne scriverò.

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