Silvia Neonato: “La ragazza che ero la riconosco”

Schegge di autobiografie femministe

Riprendo in mano un libro di 6 anni fa. Mi sono accorta che non avevo pubblicato le mie considerazioni. Ecco l’ho finito, sono arrivata alla fine delle quasi 250 pagine che formano il libro che è stato presentato tempo fa alla Libreria Rinascita.

All’inizio, (all’inizio del mio percorso di avvicinamento, perché prendere in mano un libro è come accostarsi a un mondo nuovo), all’inizio dicevo, ho avuto appena un moto di fastidio alla lettura del titolo. Mi pareva che ci fosse qualcosa di sbagliato in quel passato – ero – e in quel presente – riconosco – che sentivo dissonanti. Riconoscere quello che si era, nel senso di conoscere di nuovo? oppure di ritrovare? Poi schegge, come aculei che pungono, perché le autobiografie colpiscono e a volte feriscono, aprono lacerazioni che devono poi essere curate con la scrittura. E di scritture ce ne sono tante nel libro: lettere, riflessioni, poesie, pagine di diario, pagine scritte probabilmente con le lacrime che si sentono dietro le parole.

Dieci donne che a modo loro, ognuna in modo diverso, ha raccontato la propria storia, quel pezzetto di storia che poteva rendere pubblica, perché non sempre la propria storia può essere rivelata a chiunque, e lo so bene io che ho scritto la mia, che continuo a scrivere la mia giorno dopo giorno nel segreto complice tra la penna e me stessa.

Le dieci donne del libro una alla volta, si sono ri-conosciute nella loro storia, si sono ri-conosciute nelle giovani donne che 50 anni fa andavano incontro alla vita, con le speranze, con i dolori, le frustrazioni, la rabbia, l’insicurezza, la timidezza, che sono il bagaglio di ogni ragazza prima che diventi donna. Il cerchio che le ha unite allora è stato il femminismo, un movimento rivoluzionario creato da donne per le donne che volevano parlare tra di loro, esprimere i loro dubbi, i loro desideri, le loro speranze, la loro sessualità.

Ognuna di loro è arrivata a sedere nel cerchio per strade diverse, ognuna con il suo bagaglio famigliare, con madri amate e odiate in ugual misura, con padri presenti o assenti, nonne, zie, parenti che come radici legano alla terra e rendono difficile il cammino. Ribellarsi, sradicarsi è stato faticoso per ciascuna di loro, che come un satellite ha girato per qualche tempo attorno al femminismo e poi se ne è distaccata partendo per una tangente del tutto personale.

Che dire ancora? Le storie sono belle, piacevoli alla lettura, magari non da leggere tutte d’un fiato, ma prenderne una per una per entrarci meglio, per capire i detti e i non detti, le emozioni rivelate e quelle solo sussurrate. Provare a immedesimarsi in ogni storia per trovare analogie con la nostra o nessuna analogia, perché anche le differenze sono importanti. Le donne che si sono raccontate solo per un caso sono genovesi, potrebbero benissimo essere vissute in una qualsiasi parte del nostro pese in quegli anni in cui chi ha la mia età ha abitato. I movimenti, le ribellioni, vissute collettivamente o in solitudine sono di tutte, qualcuna marciava per le strade o si sedeva in cerchio con altre donne, altre silenziosamente si sono rese conto solo dopo molto tempo che quegli anni sono stati la base della propria formazione di donne autonome e coscienti di sé.

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