111 piccoli 11

Poesie al microscopio.

Sentir scorrere una vita – vitalmente essenziale – dentro cento undici piccoli undici è come entrare in uno scrigno prezioso dal quale emergono semi di grano che daranno almeno cento undici quintali di grano, se non molto di più. […] Uno scrigno dove si può trovare quello che si cerca quando non lo si cerca.
Dalla prefazione di Beatrice Carmellini.

Per acquistare il libro potete rivolgervi direttamente a me, scrivendomi oppure sul sito di YouCanPrint al prezzo di 9,00 €
Oppure su Amazon in digitale al prezzo di 4,00 €
Se vi rivolgete a me ve lo manderò con una dedica personalizzata…

Qui la recensione di Patrizia Pugliese

L’autrice l’aveva detto, nell’introduzione, che i piccoli undici riservano delle sorprese, che sono delle piccole (o grandi) rivelazioni. Ma io sono come Tommaso: vedere per credere, leggere per credere. Conosco l’autrice ormai da diversi anni, so che è una persona su cui si può fare affidamento, una persona come si suol dire, solida. Ne conosco – come si dice nel mondo della formazione – conoscenze e competenze. So anche che, accanto a questa solidità – a tratti severità – è persona capace di slanci, di condividere emozioni.

E allora cosa di nuovo hanno potuto dirmi i 111 piccoli 11? Ecco, i piccoli 11 hanno messo insieme queste due cose, sono quel sentire che diventa azione, gesto, nello scrivere. Condivisione, poi.

C’è malinconia e c’è forza, c’è per un momento il sentirsi arresi – troppo tardi ormai – e c’è la voglia di andare avanti. Come in una fotografia, in una istantanea, sono le parole a fare la poesia, le parole che emergono se solo ci si dà la possibilità di ascoltarle. Di aspettarle, di evocarle. Forse non ci piace quello che dicono e allora – per fortuna – il piccolo 11 è “piccolo”. Forse ci piace troppo e, ancora una volta, per fortuna il piccolo 11 è piccolo: perché anche la gioia e la felicità hanno bisogno di misura oltre che di forma.

C’è solitudine e c’è connessione con il mondo (chi conosce Ada sa che la parola connessione non è casuale), c’è forza e fragilità, ma soprattutto io ci sento l’aver fatto i conti con il mondo, non aver distolto lo sguardo (forse questo qualcuno chiama “scrittura chirurgica”?). Un aver provato e provare ancora a dare una forma – per quanto possibile – alla propria vicenda umana. Vedo i 111 piccoli 11 come i pezzettini di un caleidoscopio mutevole, ma che quello è. La vita, poi, con le sue urgenze e le sue pause fa emergere di più ora l’uno ora l’altro aspetto, ma il caleidoscopio è bello (e vero) proprio perché mutevole, e ricco di colori, e perché ponendo l’occhio, per un istante, si possono vedere tutte queste cose insieme.

Rispondi