Ti ricordi? Memorie dal passato per salvare il presente.

Introduzione.
Questo è un libro collettivo a più voci, realizzato quasi per scommessa, in epoca di pandemia quando tutti erano chiusi in casa. In un gruppo di donne è nata la voglia di scrivere e confrontarsi dando vita a un progetto che in un primo tempo sembrava fumoso e irrealizzabile perché quasi nessuna di noi si riteneva capace di gestire le modalità di comunicazione indispensabili per restare in contatto. Poi un poco alla volta abbiamo cominciato ad aver fiducia in noi stesse e a metterci in gioco in una impresa che ritenevano impossibile.
Anche io non ne sapevo molto di diavolerie social, avevo sempre un po’ snobbato chi non ne poteva fare a meno, ma, come si dice? “Bisognino fa trottar la vecchia”; io vecchia non mi sento, anche se ho una bella età e mettendoci di impegno abbiamo trovato la soluzione.
Proviamo a sfruttare le potenzialità di Facebook! Ci stiamo dentro, chi più e chi meno tutte; usiamo le potenzialità di WhatsApp, che tutte maneggiamo per mantenere i contatti con figli e nipoti, mettiamo insieme queste due tecnologie e cominciamo a sfruttarle per non farci usare.
Ho creato un gruppo privato e chiuso su FaceBook, e un gruppo su WhatsApp, poi ho cominciato a comunicare prima con messaggi per fornire le istruzioni per andare avanti, poi dal momento che vedevo le mie interlocutrici sempre più sicure ho cominciato a cercare un argomento che potesse farci da filo conduttore.
Avevo letto da poco un libro di Massimo Mantellini: “10 splendidi oggetti morti” in cui si faceva il funerale ad alcuni oggetti che la tecnologia -sempre lei- sta facendo scomparire dal nostro mondo.
Ma non certamente dal nostro, ho pensato! Perciò agganciamoci al libro per far si che gli oggetti rivivessero nei ricordi e nelle scritture. Così è nato il laboratorio, io mandavo una volta a settimana le sollecitazioni di scrittura con dei file che depositavo nel gruppo chiuso di FB e dei video che registravo per poi lasciarli sempre nello stesso spazio, poi due volte a settimana lanciavo via WhatsApp delle parole che ho chiamato “Lampo” perché dovevano servire a scritture veloci quasi automatiche, non necessariamente lunghe e articolate, ma immediate, come un fulmine.
E così si è cominciato a scrivere, a comunicare a fare amicizia, a conoscersi attraverso gli scritti che venivano apprezzati e fornivano spunti per ulteriori conversazioni.
Una volta a settimana poi aprivo una stanza di Messenger e ci si ritrovava, come nel salotto di casa. Ci si vedeva, ci si salutava e si conversava come se fossimo in uno stesso locale. Chi non si conosceva ha imparato a conoscersi e sono nate relazioni che, anche se forse non dureranno, in quel momento sono state importanti.
Eravamo intime nelle nostre case ed è stato bello per ciascuna essere invitata nelle stanze delle altre, chi in cucina, chi in salotto, ciascuna apriva una finestra sul suo mondo.
Alla fine visto la mole delle scritture prodotte è sembrato brutto lasciarle andare perse nella rete e allora eccoci qui a conservarle su carta. Le nostre memorie del passato hanno davvero salvato il nostro presente.

