
Stamattina sono uscita e davanti alla Coop, anzi non proprio davanti, ma sull’angolo, un po’ spostata rispetto all’uscita del negozio, c’è sempre una macchina con un signore anziano che confeziona mazzolini di fiori di campo e li mette sul marciapiede a disposizione di chi li vuole comperate.
Sono solo una decina al massimo, sono semplici, sono fiori raccolti probabilmente nei prati qui intorno. Oggi ne ho comperato uno: 3 eurini, come mi ha chiesto il signore. Non certo a buon mercato, ma bisogna sempre fare i conti con il costo, il beneficio e la qualità. Ho pagato e mi sono fermata un attimo per dirgli buongiorno e per salutarlo. Mi ha detto che ha 90 anni e 3 mesi, orgoglioso della sua età e della sua lucidità.
Ho preso il mazzolino e sono andata a casa di mio figlio, lui è al lavoro, ma Claudia è a casa in Smart Working. Le ho dato il mazzolino dicendo che era il regalo per lei, perché quando i figli compiono gli anni nessuno pensa alle mamme che li hanno messi al mondo.
Ora il mazzolino è in un vasetto davanti a dove lavora e fa allegria nella sua semplicità e umiltà.
Sono contenta!
La finestra di casa mia guarda proprio sulla fermata dell’autobus, c’è una
pensilina, una panchina dove chi aspetta può sedersi. Moltissime persone
trascorrono tutto il tempo dell’attesa telefonando, ma non una breve
telefonata, stanno, per tutto il tempo che aspettano, con il telefonino
incollato all’orecchio.
Guardo e mi chiedo, che cosa avranno mai da dire alla persona con cui
stanno parlando?
A volte vorrei essere una formichina per capire, sentire che cosa stanno
dicendosi,
Forse non sarebbe tanto difficile sentire, ora c’è l’abitudine di mettere il
telefono davanti alla bocca e usare il viva voce, nessuna privacy, tutti
ascoltano tutti.
I turisti sono tornati, contenti commercianti, albergatori, tutti quelli che
vendono cianfrusaglie da spacciare per souvenir, i bar, le pizzerie, gli
ambulanti e i tassisti, tutti quelli che vivono sfruttando la fiumana di gente
che pascola nel centro.
Capisco che ognuna di quelle persone che circola con il naso all’insù e lo
smartphone mano è qui perché Firenze è bella, Firenze è unica, Firenze ha
il fascino della storia.
Allora mi faccio da parte, cerco di scansare scolaresche indisciplinate e
giapponesi in fila, cerco di cogliere dagli idiomi che mi arrivano le
provenienze e sento il mondo intorno a me.
