
Le due parole che mi frullano in capo oggi, sollecitate anche dai due dizionari che mi inviano sollecitazioni quotidiane sono patriarcato e responsabilità.
Di patriarcato si è parlato moltissimo in questi giorni che hanno girato intorno alla giornata contro la violenza sulle donne. Rafforzata anche dall’orribile delitto di Giulia, massacrata dal ragazzo che voleva lasciare. Sappiamo tutti la vicenda…
Per me patriarcato è una parola che ricorda i secoli passati. Nella mia famiglia non esisteva un patriarca, era una famiglia di donne, per giunta donne forti, che sapevano vivere la loro vita con consapevolezza e indipendenza. Ho già parlato moltissimo delle mie due nonne che hanno saputo vivere da sole, mantenersi, e mantenere i figli e le figlie.
Io sono cresciuta con due genitori che si rispettavano, salvo poi sapere che mio padre aveva una amante fissa. Ma si rispettavano, anche se sembra assurdo, mio padre amava moltissimo mia mamma.
Lei era forse la più fragile, ma ha saputo lo stesso insegnarmi che l’indipendenza è il bene più prezioso. Ed ecco che arriva la seconda parola: responsabilità. Vivere con responsabilità, vivere sapendo quello che si vuole, ma nello stesso tempo rispettare la libertà di chi ti sta accanto. Le lezioni di mia madre le ho capite moto tempo dopo che lei me le impartiva; io ero la ribelle, la figlia che voleva scappare di casa, quella che voleva sfidare il mondo. Ricordo ancora le sue parole: «Fatti una tua strada, sii indipendente, creati un lavoro, perché quello ti darà la libertà che cerchi». La dote che mi ha lasciato è stata la consapevolezza che solo con una indipendenza economica sarei stata libera.
Oggi che sono una vecchia signora e che mia madre non c’è più da tanto tempo, sono consapevole che se sono quella che sono ora, lo devo a lei, alla donna che sembrava la più fragile, ma era invece quella più forte e responsabile. Forse era lei il patriarca. Grazie mamma.

