12 dicembre 2023

È bello giocare! Da piccoli avevamo i giocattoli preferiti, forse non tanti come ce li hanno i bambini di oggi, poi crescendo abbiamo continuato a giocare. Perché giocare fa bene e ci fa sentire bene. Aiuta a esprimere emozioni, ci immerge in storie fantastiche, fa dimenticare i pensieri e da grandi diminuisce lo stress.
Insomma giocare fa bene a qualunque età.

6 risposte a “12 dicembre 2023”

  1. Sì, ero molto felice quando potevo uscire nel cortile di casa fra alberi e prato o nei cortili delle case vicine, con le amiche: è vero mi ricordo ora, mentre scrivo, che erano amiche, maschi pochi, quasi inesistenti. Forse si riunivano altrove. Uscendo di casa mi ammiravo felice nel vetro dell’ascensore e via di corsa agli appuntamenti giocosi. L’idea e il desiderio del gioco mi è durata a lungo anche con gli adulti: o mi nascondevo o comparivo all’improvviso con parrucca. Così anche nei giochi con i figli. Giochi vari, come contare quanti addobbi apparivano nelle case durante il periodo natalizio, in una lunghezza di percorso che arrivava dal paese alla città. Vinceva chi ne aveva contati di più, con regole precise che ci si dava.
    Tra i giocattoli della mia infanzia mi ricordo l’affezione che avevo per una cucina in miniatura costruita, tutta in legno, da uno zio. L’ho tenuta per anni, poi sono iniziati i giochi da tavolo e le enciclopedie che diventavano presto superate da nuove scoperte. Sì il gioco è liberatorio, ci stana dalla nostra intimità, ci racconta come siamo, ci fa uscire dai nostri canoni adulti che, nel tempo, quasi ci costringono a dimenticare il gioco, magari sostituendolo, inconsapevolmente, con altre forme come la scrittura, la danza e i suoi ritmi, la costruzione di manufatti, l’arte e i suoi derivati.

  2. Essendo figlia unica, non avendo cugini nella mia città e vivendo in condominio, i miei giochi casalinghi erano sempre solitari, individuali oppure condivisi con persone adulte della famiglia. Avevo tante bambole, quando ero piccina avevo i dadi che mi piacevano molto; in pratica era una sorta di puzzle ma con i dadi e non con le tessere; ogni dado aveva una parte di storia e, assemblati nel modo giusto, girati e rigirati, alla fine si otteneva la figura che era in copertina, in genere si trattava di una storia, Cenerentola o Peter Pan o Il Gatto con gli Stivali eccetera. Poi giocavo molto con i pentolini, fingevo di cucinare mettendo acqua, farina, sale, zucchero e mescolando, mescolando per preparare il cibo per i miei “bambini” cioè le bambole. Avevo poi servizi di tazzine di plastica, di ceramica, tutte bellissime, la teiera, la caffettiera, un piccolo frigo e un armadio-dispensa.
    Ovviamente poi mi accompagnavano al parco cittadino; a volte andavamo a piedi ma se il tempo era bello io saltavo sulla biciclettina rossa e viaaaa più veloce della luce. Al parco trovavo altre bambine e, a volte due maschietti e giocavano, correvamo.
    Giocare mi piace, quando ero sposata ci incontravamo spesso con amici nelle giornate invernali e facevamo giochi da tavolo. Ne ricordo uno bellissimo e intrigante, oltre che raro: Il gioco dell’Arte. Poi tutto è finito. Non si gioca più ma vorrei trovare il modo per poter giocare ancora.

  3. I giocattoli la mia passione erano le bambole, in tutti i modi, di tutti i tipi.
    Avevo la fortuna di avere uno zio che lavorava in un grosso magazzino di giocattoli di Firenze, purtroppo è morto presto, ma la mia cugina e suo marito lavoravano pure lì e mi regalavano tutte le novità. Ricordo che mi portarono tutte le attrezzature x il mare per la bambola, sdraio, ombrellone, costume. Una chiccheria.
    Io ho giocato fino a tardi ed anche ora sono attratta dalle bambole che ogni tanto mi capita di comprare.

  4. Il mio gioco preferito era un orzo grigio che avevo richiesto preferendolo ad un braccialetto d’oro. Vi dirò che non l’ho mai buttato via ma nascosto ben bene. Non sono una giocatrice ma non disdegno di giocare a bocce sulla spiaggia con i nipoti e anche con mio marito. Con lui gioco a carte, sempre il solito Machiavelli. Naturalmente gioco molto volentieri con la nipote più piccola, sdraiata sul tappeto anche se ho l’artrosi.

  5. Mi è rimasto nel cuore un pupazzetto di stoffa molto morbida, grigio che sembrava un orsacchiotto, in uno degli orecchi aveva un campanellino, che suonava quando lo muovevo con più velocità.
    Era il mio inseparabile Dindi, un giorno è sparito, non l’ho più trovato, il dolore è stato molto forte.

  6. Avevo bambole certo e amiche con cui giocare ma il gioco che preferivo, dopo il mio Lego, era il Meccano di mio fratello ; passavo le ore a costruire ,avvitare e smontare. Un’altra cosa che ricordo : l’odore della colla per costruire le casette, costruzioni che mi regalava il mio babbo quando ero a letto malata, cosa che avveniva spesso in quanto soffrivo di acetosi. Ho giocato nella mia vita a carte, a bridge ,ma ho smesso quando ho conosciuto il padre dei miei figli ed ora riprendere le carte in mano mi fa un effetto strano non so se spiacevole perchè mi sembra una perdita di tempo ,perchè giocare a carte fa litigare e perchè mi ricorda il circolo del bridge,ambiente non sano a quei tempi. A volte gioco con i miei consuoceri tedeschi e mio figlio e mia nuora a dei giochini di società,questo mi diverte,ma li vedo di rado ,i miei consuoceri dico…….e non me ne lamento

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