
Croce e delizia di chi scrive la punteggiatura è un modo di intercalare i nostri scritti per far capire a chi legge il senso del nostro pensiero. (senza punteggiatura)
Un bell’articolo di Marco Rossari su “Storie/Idee” del Post ci racconta l’uso, la storia, le curiosità di questi segni che spargiamo, a volte a sproposito nei nostri scritti.
Dall’introduzione: «Oggi se ne sta lì come la segnaletica stradale, non ci facciamo caso, ma esiste da pochissimo tempo. Scriviamo da seimila anni (minuto più, minuto meno) e usiamo i “segni paragrafematici”, come dicono i linguisti, solo da duemila e quattrocento. I greci erano svogliati e la adoperavano in modo incerto. I romani non la usavano per nulla. Al tempo di Dante c’erano i glifi che oggi ignoriamo, estinti come dinosauri: il doppio punto, il punto mobile, la virgola alta. Fourier pretendeva quattro tipi di virgole. Questo è un breve prontuario di ciò che ne resta. Prendiamo la virgola per esempio,»


Una risposta a “La punteggiatura”
Da quando ho comincia a scrivere combatto senza coraggio con i due pinti e soprattutto col punto e virgola. Mi affascina molto con la sua doppia identità che sfugge. Sempre. Non riesco ancora a cogliere la sua sottigliezza Quella sospensione ne’ forte ne’ debole del pensiero che non mette la parola fine a niente, ma fa passare qualcosa da uno stretto spiraglio. Il problema è decidere cosa deve passare e perché.