Come un’automobile

Non sono molto ferrata nei termini automobilistici e motoristici. Per me la macchina è un elettrodomestico che deve servire a farmi andare dal posto A, al posto B. Ma la macchina ha un motore, che potrebbe assomigliare a me. Avete mai visto i cani come assomigliano ai loro padroni, io credo che anche nella scelta dell’automobile c’è un certo feeling una somiglianza. Ma a parte questo, noi siamo motore, che gira, gira in continuazione e ci porta per le strade della vita. Nessuno ci ha dato la patente, ci siamo conquistati da soli il diritto di camminare sui sentieri dell’esistenza, camminare, ma anche correre, saltare, evitare scontri e collisioni.

Poi succede qualcosa, qualcosa che ingrippa il nostro motore, due rotelle si incastrano, due superfici fanno troppa frizione e addio! Fermi, siamo fermi e immobili, non si può andare né avanti né indietro, forzare significa rompere il delicato equilibrio che ci ha tenuto in piedi e ci ha fatto andare avanti. Cosa fare? Che rabbia! Siamo qui immobili, a rimuginare, a detestare il momento in cui abbiamo ritardato di lubrificare l’ingranaggio, a cercare di raffreddare il fuoco che ci infiamma, a pensare… a pensare… una soluzione.

A volte succede il miracolo, improvvisamente come era avvenuto tutto riprende a scorrere, le rotelle ingranano di nuovo, bastava un po’ di riposo, un po’ di calma, un po’ di ghiaccio a raffreddare i bollenti spiriti, a volte invece ripartiamo con un dente dell’ingranaggio rotto, un piccolo strappo che ci fa zoppicare, andare per un po’ traballanti, un gonfiore che duole, un vuoto da riempire.

Il nostro motore cammina, ma non è più perfetto come quando è uscito dalla fabbrica, morbido e liscio, sonante e ronzante, piano, piano il tempo lo logora, e sta a noi riparare motore e carrozzeria con tante pezze come un Arlecchino. Alla fine però, è inevitabile, cederà un filo, una vite spanata e andare avanti non sarà più possibile.


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