
Evidentemente da un?po’ di tempo sto rincorrendo l’Alzheimer, tempo fa ho letto un libro bellissimo sulla malattia, mi sembra si intitolasse “Pieghe” – prima o poi dovrò parlarne – e anche “Nuoto libero” che ho recensito qui sul blog, oggi il film “Still Alice“. Me lo ha ricordato un post che avevo messo su Facebook e allora sono andata a rivederlo su Sky.
Io sono di lacrima facile, quando guardo un film non so resistere, e guardandolo ho pianto molto, su alcune scene non ho saputo proprio trattenermi. Messa davanti alle immagini crude della decadenza, ma cosa dico? dell’annullamento della mente di una persona mi sono chiesta perché oggi abbiamo tanti malati di Alzheimer.
La scena del film in cui le due Alice si parlano attraverso il computer è di una bellezza straziante. L’Alice sana ancora pensante e cosciente, si rivolge all’Alice ottenebrata dalla malattia e le suggerisce di farla finita. Ma tutto è andato così avanti che l’Alice malata non riesce neppure a uccidersi. Ogni parola svanisce nel giro di pochi attimi, diventa difficile, impossibile, eseguire una sequenza di gesti per arrivare allo scopo finale.
Anche uccidersi è una fatica, un momento che non è più possibile vivere. Vivere un suicidio! Come si può pensare che si possa vivere un suicidio? Eppure è questo che si fa quando si decide di togliersi la vita. Si programma, si pensa, si mettono i gesti uno dietro l’altro. Se non c’è più memoria né coscienza non si arriva al momento finale.
Tutto è presente, non esiste passato e non ci sarà più futuro, neppure quello dell’oblio eterno. Oblio ci sarà ma solo quello della mente, il corpo si disgrega e si disfa lentamente, si scollega dal mondo e si diventerà morti viventi, “nature morte”, come suggerisce il titolo del film.
Un film da vedere ogni tanto per non dimenticarsene.


3 risposte a ““Still Alice”: il film”
Io penso spesso a questo soprattutto quando incrocio gli sguardi assenti di alcune persone che si appoggiano all’accompagnatore camminando nel nulla penso io. Mi chiedo cosa penseranno o immagineranno nei loro reconditi recessi e forse l’idea del suicidio per loro non esiste perché lontani dalla consapevolezza. Forse siamo più noi consapevoli che lo vogliamo il suicidio per non essere specchio di quello che potremmo essere. Sono riflessioni che ci accompagnano. Grazie Ada
Grazie del commento, mi farebbe però piacere sapere chi sei! Grazie, ada
Sono Carmen e così distratta che non guardo nemmeno che si può lasciare il.nome ????????