Trasparenza, e quello che ne consegue

Stamattina dopo colazione, come al solito, ho letto la posta e ho trovato due, anzi tre,  notizie interessanti.

La prima è la parola del giorno “trasparenza” che viene trattata secondo il pensiero di Byung-chul Han pensatore sud-coreano/tedesco. Quando tutti noi lodiamo la trasparenza come una virtù da seguire in numerosi campi della vita e del sapere, lui ne denigra il valore. dice che «in tutti gli ambiti essenziali – il linguaggio, le relazioni, la vita stessa – sono imprescindibili l’opacità, la presenza incommensurabile dell’Altro, la distanza, la differenza.» Credo che pensandoci bene cambiare la prospettiva possa essere un gran cambiamento, non solo di visione, ma proprio di pensiero. Quando dico alle “mie donne” che la vita è una ininterrotta sequenza di grigi e mai è tutto “bianco” o “nero” credo che voglio proprio dire questo. Il link al sito di Una parola al giorno.

Trasparenza è il bianco assoluto, che non esiste mai. Ma poi chi ci dice che quello che vediamo, o crediamo di vedere sia proprio ciò che è? Una bella domanda e sopratutto una bella riflessione su cui mi riprometto di pensare. Ciò che vedo attraverso il vetro trasparente è proprio la verità o ciò che qualcuno vuol farmi vedere. Una bella vetrina luccicante che solletica il mio voler vedere ciò che voglio?

L’altra notizia è un articolo di Artribune in cui si racconta una polemica tra la direttrice dell’Accademia Cecilie Hollberg e alcuni esponenti politici, tra cui il sindaco Nardella e il ministro della cultura Sangiuliano. La direttrice in un discorso ha espresso la sua opinione sul turismo che invade Firenze e che è sempre più mordi e fuggi, un turismo che fa riempire le strade del centro storico di negozi per turisti cacciando le antiche botteghe. Le critiche sono piovute come grandine sulla testa della direttrice che ha dovuto “scusarsi” e dire che le sue parole erano state fraintese. Tra parentesi: io sono d’accordo con la direttrice!

Questo fatto mi porta a un’altra mail che mi è arrivata e che mi segnala un sito molto interessante. Si chiama ethnologue un riferimento per prendere decisioni informate in ogni contesto linguistico in tutto il mondo. Si tratta di un sito che esamina le 7168 lingue viventi che ancora esistono nel mondo. Avete letto bene 7168! Altroché torre di Babele! solo in Italia ci sono 28 lingue vive, cioè lingue che la gente parla correntemente anche se 18 di queste sono in via di estinzione.

Con questa babele di lingue, mi chiedo, come è possibile capirsi tutti allo stesso modo? Ma sopratutto anche se si parla la stessa lingua quante sfumature ci possono essere che cambiano il significato di una parola? Anche solo considerando la differenza tra lingua parlata e scritta che prende sfumature di intonazione, gestualità ecc… 

Una mattinata interessante, con pensieri che mi accompagneranno, perché non è certo finita qui, ora devo approfondire, perché non credo che basti solo leggere un articolo per farsi un’idea. Voglio capire di più quello che sta sotto il linguaggio, la comunicazione e i tre articoli parlano in definitiva tutti e tre della stessa cosa: trasparenza

Buffo però che insieme alla parola trasparenza mi sia arrivata stamattina anche la parola: “turlupinare“. che sia un segno?

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