Ólafur Ólafsson: “Sotto una pioggia gentile”

Questo libro è stato segnalato dal gruppo di lettura della Biblioteca di Bagno a Ripoli, che frequento per aver dei contatti interessanti qui nel mio territorio.

Autore islandese, di Islanda, terra che amo moltissimo, in questo libro non c’è niente. Si tratta di una storia d’amore interrotta sul nascere che si svolge quasi interamente tra Londra e il Giappone. Intrecciata alle vicende del protagonista che scrive in prima persona c’è come sottofondo il bombardamento di Hiroshima del 6 agosto 1945, quando sulla città fu sganciata la prima bomba atomica facendo migliaia di morti, sia durante che dopo.

Kristófer, il protagonista dopo una vita trascorsa gestendo un ristorante ripercorre gli anni della sua giovinezza quando durante il suo apprendistato come cuoco ha conosciuto Miko, la figlia del principale dove lavorava, dopo aver abbandonato gli studi universitari.

Innamoramento a prima vista, ricambiato dalla ragazza che poi scompare misteriosamente fino alla sua ricomparsa attraverso i social, durante l’ultima pandemia. Ritrovare le tracce della ragazza che in gioventù gli ha fatto battere il cuore è travolgente per Kristófer che senza indugio decide di partire per il Giappone per ritrovarla. D’altronde ora è libero, la moglie, sposata quasi per ripiego non c’è più e quindi può permettersi il viaggio.

Cosa c’entra la bomba di Hiroshima? Centra, centra, perché Miko è una hibakusha termine giapponese per designare i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. 

Il romanzo procede a tappe, flashback e racconto del presente, tanto che a volte il passaggio è talmente repentino che si rimane un attimo perplessi e ci si domanda dove siamo… 

Nel presente la ricerca e il viaggio di Kristófer verso il Giappone, nel passato la rievocazione della storia d’amore che, seppur interrotta, ha influenzato tutta la vita del nostro protagonista.

La traduzione, perché di traduzione si tratta, è fluida e scorrevole, le descrizioni degli stati d’animo del protagonista davanti alle tradizioni nipponiche ci fanno capire tutta l’ingenuità di un ragazzo, prima, e di un uomo poi, con tradizioni e valori completamente diversi da quelli dell’ambiente in cui si trova: il ristorante del padre della ragazza. 

La chiusura repentina del ristorante e la definitiva scomparse di padre e figlia mettono nello sconcerto Kristófer che non si dà pace fino al ritrovamento casuale – benedetto Facebook! – di chi era scomparso da anni.

Ma a volte i ricongiungimenti portano sorprese e anche questo non fa eccezione. Diciamo che durante la lettura avevo immaginato qualcosa che poi si è rivelato esatto.

Quello che mi è dispiaciuto è il finale che lascia in sospeso i sentimenti del nostro protagonista e non ci dice quello che avviene in seguito. Forse che l’autore ce lo racconterà in un altro romanzo?

La copertina con paesaggio tipico islandese può trarre in inganno, di islandese c’è davvero poco e non particolarmente lusinghiero per chi legge. La figlia, figlia di primo letto della moglie, non ci fa una bella figura, e anche gli amici di gioventù che non capiscono le scelte di vita del protagonista, mi sembrano meschini e fondamentalmente invidiosi.

Insomma un romanzo senza tante pretese, una bella e tormentata storia d’amore, ma ne ho lette di migliori.

Una risposta a “Ólafur Ólafsson: “Sotto una pioggia gentile””

Rispondi