
Una pellicola che si guarda bene, con un fondo morale ben preciso. L’importanza della scuola in un paese che sta vuotandosi. L’utopico maestro Michele, Antonio Albanese, stanco di essere preso a schiaffi da genitori e alunni sempre più aggressivi nella capitale, decide di andare a insegnare in un piccolissimo paese dell’Abruzzo, a una pluriclasse di bambini che costituiscono l’ultimo residuo di futuro dentro il Parco Nazionale.
Appena arrivato si scontra con le difficoltà di una vita totalmente diversa da quella cittadina, una vita in cui paradossalmente gli alunni ne sanno più di lui su come sopravvivere in mezzo alle montagne. Lo accoglie la vicepreside Agnese, Virginia Raffaele, una donna che in un primo tempo sottovaluta il nuovo arrivato e poi si allea con lui davanti alla minaccia di chiudere la scuola l’anno scolastico successivo.
Bambini non ne nascono più, le montagne si spopolano, i giovani se ne vanno, tranne uno che anche contro la volontà dei genitori scommette sulla terra. Dove si possono andare a trovare famiglie con bambini in età scolare? Semplice, ospitando famiglie di immigrati ucraini che scappano dalla guerra o braccianti che vengono sfruttati nella piana del Fucino.
Inutile dire che il progetto di Michele e Agnese si scontra con le mire del preside del paese più grande che vuole fare del Parco un luogo di villeggiatura esclusivo, calpestando i diritti di chi abita il territorio.
Come va a finire? I due moschettieri riescono a non far chiudere la scuola ma, mi chiedo io, quanto durerà? Ci siamo capiti? Un film che racconta una storia a lieto fine, che emoziona e a volte fa anche ridere sulle gaffe del malcapitato maestro cittadino, e riesce a far passare due ore piacevoli davanti allo schermo. In fondo a cosa servono le storie romantiche e a lieto fine se non a dare un po’ di speranza nonostante quello che succede nel mondo.
Bravi i bambini che sono stati reclutati sul posto, attori in erba alla loro prima prova, ma bravissimi a calarsi nella parte. e anche molti degli altri personaggi che animano la vicenda: genitori, autorità, cittadini, che sono veri abitanti del luogo. Gli attori professionisti si contano sulle dita di una mano, ma non se ne sente la mancanza, Bastano Albanese e la Raffaele a sostenere tutto il film.
“Un mondo a parte” non è certo un capolavoro, ma riesce a mettere l’obiettivo su un problema che non credo sia solo dei piccoli paesi del Parco Nazionale d’Abruzzo. Bella la natura, selvaggia e incontaminata, i lupi in branco, l’aquila… emozionante è l’incontro di Albanese con in grande cervo dal palco imponente.


Una risposta a ““Un mondo a parte”: il film”
Ho veduto il film mi è piaciuto TANTISSIMO.
Sono questi i film anche per i bambini, no quelli che si vedono che non parlano altro che di cose irreali e violenza.
La vita purtroppo, al difuori delle città, in alcuni posti così e peggio