
Ieri sera dopo aver perso la visione del film “La chimera” al cinema ho visto che era in programmazione sulla piattaforma Sky, perciò ne ho approfittato preferendolo agli altri programmi serali.
Premetto che vedere un film di un certo spessore in TV invece che in sala è tutta un’altra cosa, manca l’atmosfera magica della sala, il buio di cui si è circondati, il silenzio e l’assenza di fattori che possono disturbare. A vantaggio della TV la possibilità di visualizzare i sottotitoli che per me un po’ debole di udito è un grande aiuto.
La trama è tutto sommato semplice. Un archeologo anglosassone possiede il grande dono di “sentire”, attraverso una bacchetta da rabdomante, dove sono le cavità che nascondono sepolture etrusche; è una facoltà che viene sfruttata da una ‘sgarrupata’ banda di tombaroli che saccheggia ciò che trova per farci un po’ di soldi.
Arthur ha dietro di se una storia dolorosa avendo perso la donna che ama, figlia di una strampalata donna, insegnate di musica, che vive in una casa fatiscente. Ma tutto è fatiscente nel film, la casa di Flora, che vive da sola con una allieva sudamericana, dal nome Italia, che le fa da serva/governante, la baracca dove vive Arthur, addossata alle mura di non so quale città toscana, la stazione abbandonata della ferrovia, occupata da Italia per dare una casa ai suoi due figli, facendone una specie di comune per donne immigrate. Il paesaggio stesso è lugubre e degradato.
Siamo negli anni ’80 lo si capisce dalle musiche e dai balli nelle balere e nei bar dove i tombaroli vanno a farsi un “brindisino” dopo ogni ritrovamento e dopo essere sfuggiti alla caccia incessante dei carabinieri.
Arthur è la Chimera, colui che vede sottosopra, vive in superficie, ma anela al sottosuolo, è perennemente insoddisfatto, il suo desiderio è solo quello di ricongiungersi alla sua amata Beniamina. È lei la novella Arianna che nel labirinto di una tomba gli lascia un filo a cui aggrapparsi nel momento finale che chiude il cerchio della narrazione. Dove tutto è cominciato così finisce.
Un film con tanti livelli di lettura, di accusa nei confronti dei predatori di opere d’arte – bellissima la frase pronunciata da Arthur quando si disfa della testa della Dea appena portata alla luce: “Ci sono cose che non sono fatte per gli occhi degli uomini“. Ma anche di poesia e di grandi ingenuità, poesia nei silenzi, nei voli degli uccelli che sembrano predire qualcosa che deve accadere. Ingenuità nel riporre fiducia negli uomini, ma anche amore che rimane intatto, quello di Italia, desiderosa di trovare qualcuno da amare e l’amore che non può finire con la scomparsa della persona amata.
Bravo Josh O’Connor che riempie lo schermo con i suoi sorrisi appena accennati, gli sguardi interrogativi, le sfuriate improvvise, la meraviglia davanti a ciò che si rivela e che considera sacro.
Brava Isabella Rossellini, Flora, madre di una figlia perduta che cerca di riportarla a sé cercandola negli occhi di Arthur. Brava Carol Duarte, attrice brasiliana, trapiantata nel paese che si identifica col suo nome, madre di due figli avuti non si sa come, ma amati, e difesi, e protetti.
Sorprendente la regia di Alice Rohrwacher, che non conoscevo, originale anche il montaggio e l’uso delle musiche che vanno dal pop al classico senza mai essere stonate.
Che dire ancora senza rivelare quello che alla fine chiude il cerchio, da filo rosso a filo rosso, una storia antica a moderna insieme.


2 risposte a ““La chimera”: il film”
Grazie per questo commento : andrò a vederlo
Carmen
Sperando che tu lo trovi perché al cinema non lo fanno più… Io l’ho visto su Sky.