
L’altro giorno ho letto un interessante articolo che mi ha colpito. Per me, nipote di una sarta, entrare in un atelier dove si confezionano vestiti è una magia. Ricordo bene il laboratorio di mia nonna, pieno di stoffe colorate e del cicaleccio delle sue lavoranti. Ci sono cresciuta come in un mondo magico, per questo capisco che una sartoria possa essere un ambiente terapeutico per le persone svantaggiate.
A Milano è nato “Molce Atelier“, una sartoria terapeutica per donne vittime di violenze e abusi, in condizioni di fragilità e insicurezza. Anche il nome richiama la dolcezza dell’accoglienza, una parola antica ma che evoca un piacere soave, il piacere di un ambiente che protegge e rilancia.
Paola Maraone, psicologa spiega perché è stato creato proprio un atelier. «La sartoria ha un alto valore simbolico: l’idea è di metaforicamente ricucire gli strappi – ovvero le ferite nell’anima delle donne».
Adriana Morandi, sarta e stilista è invece la responsabile della sartoria.
Ma al di là del valore, anche economico, di questa iniziativa, io mi ci sono ritrovata con i ricordi. Sono ancora presenti dentro di me, le chiacchiere, le risate, le storie che le donne, lavoranti di mia nonna, raccontavano. Le coccole che mi facevano, l’affetto che ho sentito introno al grande tavolo di lavoro, per questo mi è piaciuto il progetto, l’ho riconosciuto e mi sono sentita di segnalarlo.
Oggi il Molce Atelier ha un progetto crowdfunding rivolto ad “assumere una sarta” in modo stabile offrendo un lavoro sicuro, se ci fosse qualcuno interessato può consultare il loro sito oppure visitare il loro profilo Instagram.


3 risposte a “Sartoria Terapeutica”
Ada anche io sono nipote di una sarta!!!
È bellissimo essere nipoti di una sarta!!!
Molto bello e interessante. Apprezzo. Barbara