“L’uomo che vide l’infinito”: il film

Ogni tanto capita di vedere qualche buon film anche in TV, ieri sera mi è capitato un film del 2016, che non ho mai visto passare al cinema. Racconta la storia di Srinivasa Ramanujan, un matematico indiano, assolutamente autodidatta, che ha stupito il mondo scientifico nei primi anni del ‘900, non lo conoscevo e non lo avevo mai sentito nominare.

Sottovalutato in vita, spesso deriso o snobbato da chi allora deteneva il sapere, i parrucconi delle università inglesi che come una casta difendeva i propri privilegi.
Accolto in Inghilterra alla vigilia della Prima Guerra Mondiale lavorò alle sue intuizioni con la protezione di un professore di Cambridge – interpretato da un burbero Jeremy Irons – che, unico, aveva intuito il grande potenziale di un ragazzo che provenendo da un mondo lontanissimo da quello anglosassone ha sempre faticato a integrarsi nel mondo accademico.

Cultura, religione, Ramanujan era un bramino ortodosso, lo dividevano dal mondo che era costretto a frequentare per avere il riconoscimento delle sue capacità.
Il film, pur con delle lacune percorre la vita e le difficoltà che è stato costretto a superare, e che non ha mai superato del tutto. Viene messo spesso l’accento sulla discriminazione di cui è stato oggetto, indiano in un mondo di bianchi colonialisti. Non dimentichiamo che l’india è stata colonia britannica fino al 1947.
Malato riesce a tornare in India dove lo attende la moglie e dove poco più che trentenne muore.

“L’uomo che vide l’infinito” è un film che fa pensare sulla discriminazione a cui spesso sono sottoposte le minoranze anche se a queste minoranze appartiene un genio.
Le sue intuizioni, i suoi teoremi sono stati la base per scoperte – ma in matematica si chiamano scoperte? – che hanno aperto a nuovi orizzonti. Lo stesso titolo del film lo dice, Ramanujan era riuscito a vedere l’infinito.
Forse il film non è un capolavoro, ma mi è piaciuto e l’ho seguito fino alla fine con molto interesse.

Una risposta a ““L’uomo che vide l’infinito”: il film”

  1. Purtroppo la parola discriminazione è così carica di mancanza di umanità, che non esiste soluzione.
    C’é chi non vuol vedere, c’è chi non deve sentire, chi vuol parlare viene messo a tacere in un modo o nell’altro. Ancora oggi come infiniti anni fa.
    Credo il genio si sviluppi di più nelle situazioni di disagio, sei costretto a elaborare le realtà.

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