Prendere l’autobus è sempre come giocare un terno al lotto, non si sa mai se passi o no, se ritardi o salti una corsa. Specialmente quando si deve essere in un luogo a una certa ora bisogna solo pregare che tutto vada bene. Stamattina dovevo andare a Firenze per la visita al Cenacolo del Fuligno in via Faenza, una visita guidata con un gruppo di persone dell’Auser di Bagno a Ripoli.
Prima ritardo, poi autobus soppresso, poi finalmente quello giusto con molte persone salite compresa una classe di alunni con maestre al seguito. Forse una terza elementare – l’ho compreso dal luogo dove era diretta: il museo archeologico – Fortunatamente ragazzini e ragazzine ancora nell’età che se mandi loro un’occhiataccia si calmano. Seduti di fronte a me due, un bambino e una bambina ducati e composti, ma anche gli altri non erano da meno. Mi sono sorpresa a osservare di come siano belli i bambini d’oggi. Non ce n’è uno brutto, sgraziato, sembrano tutti fatti col pennello. La bimba doveva avere qualche gene orientale, il bambino avrebbe potuto fare la pubblicità del Mulino Bianco da quanto era biondo e roseo.
Viaggio tranquillo fino a Piazza SS Annunziata, dove sono scesa. Cinque minuti a piedi ed ero davanti all’ingresso del Cenacolo. Qui ho incontrato Emma, unica faccia conosciuta, Fiorella non c’era trattenuta dal dovere, tutte le altre le avevo viste, più o meno, in altre iniziative dell’Auser.
Conta davanti al portone e poi ingresso nel grande refettorio dove campeggia l’affresco del Perugino. Sono state portate delle sedie e così abbiamo potuto ascoltare sedute la storia del Cenacolo raccontata da un gentile signore – immagino un dipendente del Polo Museale da cui dipende il sito.

Sorda come sono, e complice l’acustica rimbombante, ho perso alcuni passaggi della storia, dentro di me mi sono ripromessa di approfondire da sola alle lacune, ma quello che ho sentito mi è piaciuto, perché raccontato con vera passione. si percepiva che la persona che stava parlando era sinceramente innamorata di quello che stava dicendo e ha fornito una dovizia di particolari che hanno arricchito la conoscenza di questo luogo che non conoscevo.Chissà quante volte sarò passata davanti al portone che custodisce questa preziosa opera d’arte senza mai sospettare che dietro i battenti chiusi ci fosse una tale meraviglia.
L’affresco è veramente bello, racchiuso in una cornice che corre lungo l’arco e lo contiene. L’occhio viene portato verso la fuga del paesaggio al centro dove è raffigurata la scena dell’Orazione nell’orto del Getsemani con tre alberelli, un angelo annunciatore che assomiglia molto a quello dipinto da Leonardo nell’Annunciazione.
In primo piano il grande tavolo a ferro di cavallo intorno a cui sono seduti gli apostoli, a parte Giuda che siede nella parte anteriore del tavolo col sacchetto delle monete in mano e si volta verso chi sta guardando.
C’è una grande armonia nella scenografia del momento, nell’impostazione della prospettiva, nell’armonia del paesaggio e nella dolcezza dei volti, tanto che in un primo momento l’opera fu attribuita a Donatello.
L’opera ha attraversato i tempi con alterne fortune, addirittura dimenticata fu riscoperta a metà dell’800 quando il refettorio divenne una rimessa per carrozze. Poi recuperata è stata restituita da poco tempo all’ammirazione di chi la vuole vedere.
Vale la pena fare quattro passi in più nei dintorni della stazione per vederla, anche dal momento che l’ingresso è gratuito.
Gioia per gli occhi, gratis!!! Di questi tempi, non è cosa da poco.


