Obbrobrio

Obbrobrio era una parola che diceva anche mio papà quando si imbatteva in qualcosa di veramente orribile.

Anche tanti errori di ortografia e grammatica erano obbrobri per lui. Io ho imparato a scrivere ascoltando le lezioni private a ragazzini e ragazzine che avevano bisogno di aiuto. Me ne stavo in disparte, su una seggiolina e ascoltavo.

Le regole fondamentali della scrittura le ho imparate da lui prima che dalla scuola. Era uno scrittore fine e riusciva ad andare dritto al punto, forse in questo ho preso da lui.

Quando scriveva faceva sempre la brutta copia anche se doveva spedire una lettera, mai direttamente sulla carta “bella”, ma su veline che poi conservava. Aveva una calligrafia da maestro elementare, grande tonda, molto chiara. e ci teneva molto che tutto fosse pulito.

Più avanti negli anni si è adattato alla macchina da scrivere, ma ha sempre comunque preferito scrivere a mano.
Le sue lettere sono bellissime e le ho conservate come cose preziose fino a che ho deciso di portarle a Pieve Santo Stefano. Lì ne hanno cura e potranno essere custodite fino a che – non si sa mai – mio nipote avrà voglia di vederle.

Intanto mi cullo questa parola che mi ha portato tanti ricordi: Dal brutto – anzi bruttissimo – al bello – anzi bellissimo – l’altalena della memoria fa questi scherzi, ma è piacevole farsi dondolare.

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2 risposte a “Obbrobrio”

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