Le parole ci abitano e generano

Linguetta” che parla di parole – sfonda una porta aperta – è una delle newsletter che mi arrivano periodicamente.

Riporto quello che ho letto.
Generare parole è un atto fisico, perché le parole ce le abbiamo dentro, ci abitano. E ogni volta che scegliamo quali usare per parlare con un’altra persona, ogni volta trasferiamo il DNA di quella parola ma anche tutto quello che la circonda. Ogni parola è genetica ed epigenetica, è cioè fatta dagli strati di sensi accumulati nel tempo e dai connotati ambientali che possiede in quel momento, in una certa lingua.”

Sono dovuta andare a vedere che cose significa la parola epigenetica, perché se anche a senso potrei indovinare, meglio informarsi. “L’epigenetica studia come l’età e l’esposizione a fattori ambientali, tra cui agenti fisici e chimici, dieta, attività fisica, possono modificare l’espressione dei geni pur senza modificare la sequenza del DNA”  Semplice… – quasi –  modifichiamo continuamente i nostri geni, senza modificare il nostro DNA. 

Potenza delle parole! Quindi anche le parole possono modificare i nostri geni e farci cambiare.

Continuo a trascrivere ciò che dice Andrea M. Alesci curatore di “Linguetta”
Le parole sono strumenti generativi, in grado di unire tempi diversi e riunire desideri di persone che vivono dentro uno stesso arco di tempo.
Le parole possono essere capsule del tempo, come le persone. Entrambe servono a raccontare storie, che siano conservate dentro un testo, siano dette ad alta voce, oppure registrate su un supporto.
Le storie ci collegano, e ci fanno fare salti temporali.
Soprattutto creano connessioni tra chi vive in un determinato lasso di tempo, dentro un insieme di età diverse che raccoglie desideri, aspirazioni e orizzonti diversi, ma allo stesso tempo in comune.
Tutte quelle storie circoscritte in un periodo limitato di tempo possono però espandersi,
Se immaginiamo le parole come delle DeLorean 
[la macchina del tempo del mitico film “Ritorno al futuro”] che possono farci andare indietro e avanti nel tempo, capiamo quanto sia importante usare le parole giuste.

È proprio vero, me ne accorgo io che sono di una generazione quando parlo con mio nipote di una generazione differente. Occorre pensare a ciò che si dice, adattarci a chi abbiamo davanti, se vogliamo farci capire.
Le parole si adattano: al contesto, al formato, al pubblico a cui si rivolgono. Le parole che si adattano alle condizioni esterne sono un po’ come le energie rinnovabili: sfruttano energie che già ci sono, che costano meno, impattano poco, funzionano meglio.
Già, le parole rinnovabili sono parole che rendono la vita dei parlanti di una lingua più sostenibile, perché accorciano le distanze. Sono parole più accurate, pensate per dire le cose con esattezza, e sono parole che creano un’atmosfera intima, di comunità.
Allora le persone che le condividono sono un po’ come una comunità energetica, fatta di persone che si scambiano cose, ciascuna secondo le proprie possibilità ma sempre con l’intento comune di servire a tutte le altre. Ecco, sono storie generative.

È affascinate pensare che le parole possano contribuire a creare storie generative, perché  le parole cambiano con i tempi proprio come i nostri geni cambiano pur conservando intatto il nostro DNA. Ma le parole vanno coltivate, accudite, bisogna farci caso e non gettarle a vanvera,  perché possono anche ferire. 

Per chi vuole seguire come me “Linguetta

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