
Alcuni articoli in questi giorni mi hanno fatto riflettere sul mio rapporto con le mappe e l’orientamento delle spazio e dei luoghi, che siano essi reali o virtuali, grandi o piccoli. Un articolo nella miniera di informazioni che mi arrivano da Rocco Rossitto che – come dice lui: “Con gioia e ostinazione” – invia la sua newsLetter giornaliera, mi ha poi anche riportato il ricordo di un amico che ho perso da tanto tempo.
Sono sempre stata affascinata dalla geografia, dalle mappe dei territori, sono sempre riuscita a orientarmi con facilità con una carta geografica in mano, difficilmente mi perdo, riesco a visualizzare la strada da percorrere e la seguo anche mentalmente. Per questo mi ha interessato subito l’articolo del Post che parlava di “Libri con mappe“.
Vero che spesso i libri che contengono mappe sono quelli dedicati ai più piccoli, ma spesso anche libri di una certa consistenza contengono pagine che rappresentano il territorio dove si svolge la narrazione della storia. Spesso, anzi quasi sempre, sono spazi fantastici che ricreano luoghi immaginari e aiutano il lettore a seguire gli spostamenti dell’eroe durante la sua avventura e a me sono sempre piaciuti, Andare a cercare i luoghi descritti nel libro, cercare con il dito gli spostamenti suggeriti dalla trama danno la sensazione di essere più dentro la storia.
Ma non ci sono solo i grandi spazi da disegnare sulla carta a volte anche piccoli spazi come un appartamento o una casa possono essere disegnati per far entrare chi legge nei luoghi descritti. Ricordo a questo proposito che quando ero bambina e vivevo ancora a casa con la nonna Irma mi divertivo moltissimo a disegnare con gesso sul tavolo da lavoro mappe di case e villaggi dove poi facevo correre la mia fantasia, creavo storie, inserivo personaggi rappresentati da famiglie di bottoni che vivevano nello spazio che creavo con la mia immaginazione.
Anche adesso mi ritrovo spesso ad aprire Google Map per seguire un avvenimento come se fosse più reale seguirlo nel luogo in cui avviene. Quando mi arriva una cartolina con PostCrossing sono curiosa di scoprire chi me l’ha mandata, vado a cercare la città da cui proviene, entro dentro le strade, visito monumenti e piazze. Che gran bella invenzione la visione dal satellite di posti lontani.
Ora che non riesco più a viaggiare, che lunghi spostamenti compromettono il mio equilibrio poter visitare luoghi sconosciuti, volare come un drone su paesaggi mai visti mi dà una grande soddisfazione e mi permette di immaginare vite lontane, paesaggi selvaggi o urbanizzati, correre su strade su cui non correrò mai.
E questo mi fa arrivare al ricordo che mi ha riportato davanti agli occhi il mio amico Mario Vio. A lui piaceva viaggiare con i treni su ferrovie secondarie; mai preso, credo, un Frecciarossa.
A lui non importava arrivare, ma viaggiare e scoprire nuovi territori dal finestrino di un treno ‘accelerato’ – esistono ancora?
Mi ci ha fatto pensare quando ho scoperto la mappa delle ferrovie abbandonate e non più utilizzate segnalate da “Una cosa al giorno” di Rocco Rossitto, citato all’inizio. (https://ferrovieabbandonate.it/index.php).
Anche lì c’è una cartina che ci fa vedere quante strade ferrate ormai in disuso segnano come in un ricamo il nostro stivale. Guardandola rivedevo Mario che saliva e scendeva da treni obsoleti, con sedili di legno, per viaggi che non erano immaginari come i miei ma reali e soprattutto lenti. Ciao Mario, non so dove sei ora, ma ogni tanto ti penso col tuo sorriso e con il tuo accento vagamente veneto. Mi manchi.



2 risposte a “Mappe”
Grazie Ada del ricordo di Mario Vio: presente-assente durante la sua degenza. Ho spesso pensato come si vive in quei momenti più o meno lunghi e alla sua famiglia. Certo ammiravo Mario con quella sua energia infantile che conosceva a memoria l’orario ferroviario, quello dei traghetti veneziani, i rifugi montani: tanti da lui raggiunti. Il suo modo di raccontare veloce, scarno, che ti sollecitava a seguirlo, nei numerosi luoghi da lui conosciuti con diversi mezzi.
Grazie a te Carmen di ricordarlo. Strano io non l’ho mai dimenticato, gli ultimi tempi in cui frequentava Anghiari eravamo spesso insieme perché avevamo l’utopia di possibili cambiamenti, ma poi la sua terribile disgrazia lo ha separato dal mondo.