Parigi 2024: sesto giorno

Si continuano a mietere medaglie, anche di un certo peso. Ieri da due sport cosiddetti minori sono arrivati i massimi riconoscimenti, due medaglie d’oro che hanno fatto risuonare l’inno di Mameli sui campi si gara.
Giovanni De Gennaro ha vinto la medaglia d’oro nella canoa slalom, scendendo tra rapide e correnti che, anche se artificiali, richiedono molta perizia per arrivare indenni al traguardo.

Non erano passati che pochi minuti ed è arrivata la notizia che Alice Bellandi vinceva la medaglia d’oro nel judo femminile. Io ci capisco poco nel judo, ma immagino che tra le specialità che comportano un combattimento corpo a corpo sia una delle più affascinanti. In serata poi la squadra femminile di fioretto non ce l’ha fatta contro le statunitensi. Alice Volpi, Arianna Errigo, Martina Favaretto e Francesca Palumbo hanno perso l’oro, ma l’argento è arrivato a sancire una prestazione che pur carica di grandi aspettative, vista la tradizione schermistica italiana, non è riuscita ad far arrivare le ragazze sul gradino più alto del podio.

Queste le cose belle. Poi ci sono le delusioni, perché arrivare quarti significa mancare di pochissimo il gradino che porta a una medaglia. Si chiama infatti “medaglia di cartone” quella che viene assegnata simbolicamente al quarto, o alla quarta arrivata.
Ieri nella marcia Massimo Stano ha tagliato il traguardo al quarto posto e Alice D’Amato ha chiuso quarta nella finale all-around di ginnastica artistica. 

Poi ci sono stati due casi che hanno fatto si che due nostre atlete non portassero a compimento la gare. Due motivi diversi che non voglio né commentare, né criticare. Evidentemente tutte e due le atlete in questione avranno avuto i loro buoni motivi: Antonella Palmisano e Angela Carini si sono ritirate, la prima nella marcia e la seconda nel pugilato.

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