Parigi 2024: tredicesimo giorno

Il numero 13 deve portare bene all’Italia che oggi si è portata a casa una medaglia d’oro una d’argento e una di bronzo.
Ha cominciato stamattina presto Ginevra Taddeucci nella 10 km in acque libere a mietere medaglie. Il suo bronzo conquistato nelle acque della Senna – io non ci avrei messo nemmeno un alluce – è stato soprattutto voluto e studiato, nuotando vicino ai bordi, contrastando la corrente e incurante delle acque scure che le stavano intorno. Penso sia la medaglia più meritata, per la volontà di portarla a casa nonostante tutto. Sembra che dopo abbia dichiarato che nuotare nella Senna una volta è più che sufficiente.

Un po’ più tardi in mattinata a sorpresa sono stata richiamata all’attenzione sulla gara della canoa biposto che al fotofinish ha dato la medaglia d’argento a Carlo Tacchini e Gabriele Casadei. I due ragazzi, in ginocchio su una barchetta dondolante hanno resistito alla rimonta degli spagnoli su una lunghezza di 500 m. che nel canottaggio è l’equivalente dello sprint dei 100 m dell’atletica. Pagaiavano come forsennati, ma la loro foga li ha ricompensati, alla fine sembravano quasi increduli di avere al collo una medaglia così pesante.
E infine a coronare le imprese della giornata è arrivato l’oro dei velisti Caterina Banti e Ruggero Tita che su un catamarano velocissimo hanno doppiato la medaglia già vinta a Tokyo tre anni fa. Sono indubbiamente dei velisti eccezionali che sanno governare una fuoriserie del mare, si muovono per alzare e abbassare – pardon ammainare – le vele specialmente quella grande e colorata con la bandiera del nostro paese che credo si chiami spinnaker. Un oro meritatissimo conquistato non su una sola regata, ma sulla somma di più competizioni. Gente di mare, abituata ad affrontare i venti, anche se Ruggero Tita è di Rovereto… ma lì c’è il lago di Garda a fare da palestra.

Altre cose successe oggi? Piccole e grandi delusioni come quella di Larissa Iapichino quarta nel salto in lungo non ha saputo emulare la sua celebre mamma.

E una curiosità.A un certo punto è comparsa sulla schermo una atleta con il viso completamente coperto da una maschera nera. Ficcanaso come sono ho voluto sapere come mai questo strano modo di presentarsi.
Era la statunitense Raven Saunders, lanciatrice del peso che ha adottato questo stratagemma per rendere visibile il disagio dovuto delle minoranze che spesso ancora oggi sono vittime di discriminazioni. Lei stessa è una donna nera e lesbica che in passato ha sofferto di problemi di salute mentale. Oggi è la testimonial di un’associazione impegnata nella prevenzione dei suicidi. 

Quello è stato il suo modo per farsi notare su un palcoscenico grande come quello dell’Olimpiade.

Per oggi è tutto, domani si ricomincia, gli atleti e le atlete a gareggiare io a guardare la TV.

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