
Stanotte/stamattina mentre ero ancora, forse nel dormiveglia di una notte agitata, ho pensato che mi piacerebbe avere una penna – o una tastiera – nella testa che registrasse tutti i pensieri che mi frullano intorno, nelle lunghe notti insonni.
Sarebbe bello, o forse no, sarebbe terribile, riuscire a fermare tutto quello che penso. Ricordo che ho pensato al ferragosto, poi alla morte, alla solitudine, al lavoro, alle incomprensioni, ai bilanci, alle persone che non ci sono più e a quelle che ci sono ancora… alla scrittura e ai libri che ho letto… non necessariamente in quest’ordine.
Mi dico che il flusso dei pensieri è qualcosa di meraviglioso che ciascuno di noi attiva inconsapevolmente, che arriva in ordine sparso, senza rispettare i tempi e i luoghi.
E ora sono qui a provare a scrivere con due dita sulla tastiera tutto il mondo che mi ha attraversato e non ci riesco, non riesco a ritrovare nella caverna della memoria il mondo che mi è passato davanti. Ecco Sant’Agostino che arriva e la Micia che salta sul tavolo dove sto scrivendo. Che collegamento possono avere queste due cose?
Ho aperto la finestra, c’è una leggere brezza che entra, leggera, troppo leggera, anche oggi sarà una giornata rovente. Oggi è Ferragosto, la festa cristiana, diventata pagana, delle partenze e delle grigliate, delle sudate davanti alla carbonella rovente – ricordo bene mio cognato – delle teglie di cibo da portare su tavoli allestiti sotto un albero, un ombrellone o semplicemente su un prato.
Non sono mai stata una fan di queste occasioni festaiole, forse perché non le considero festaiole, forse perché mi trovo a disagio con più di tre persone… Qui ne ho scritto tempo fa.
Ma non posso far a meno di pensare anche che a ferragosto di 50 anni fa ho concepito mio figlio: pensiero stupendo! Sotto una tenda di un campeggio in Toscana. Ma questa è un’altra storia.
I pensieri si accavallano, scorrono veloci, non faccio quasi in tempo ad afferrarli che sono già svaniti chissà dove… Intanto il tempo scorre, i pensieri sfuggono e io non so trattenerli, anche se vorrei.
(La vignetta è di Mario Biani, dalla newsletter di “La Repubblica”.)

