Il “telefono del vento”

Trevso

Nelle mie peregrinazioni sedentarie, mi sono imbattuta n una notizia che mi ha fatto desiderare di potermi spostare per andare personalmente nel luogo che veniva indicato.

Vicino a Pisa, e precisamente a Capannori, e a Treviso sono stata sistemate delle cabine telefoniche per parlare con le persone care che non ci sono più. Le chiamano “telefono del vento” perché all’interno non c’è un collegamento telefonico reale, ma solo una cornetta che si può staccare e usare per parlare con chi si vuole, anche con se stessi.

Sono nate su imitazione di una originale idea di un designer giapponese, Itaru Sasaki, che ne ha sistemata una dopo la morte di un cugino che amava molto nella cittadina di Otsuchi. In un primo tempo la cabina era usata solo dal suo inventore, ma poi dopo lo tsunami del 2011 chi vuole può entrare nella cabina e parlare affidando al vento i propri pensieri, ritrovando unna comunione con chi non c’è più.

Sul suo esempio ne sono state create due in Italia, appunto, a Capannori e Treviso.
Il “telefono del vento” è il mezzo che ha l’obiettivo di creare un punto di meditazione, “un luogo dove poter affidare al vento i nostri pensieri, le nostre angosce e i nostri desideri, certi che qualcuno in qualche parte del mondo possa riceverli” ha detto il fotografo Marco Vanni che lo ha realizzato a Capannori. Qui l’intervista video.

Mi chiedo con chi vorrei io entrare in contatto entrando nella cabina del “telefono del vento” e far volare nell’aria le mie parole. Forse pensandoci bene vorrei dire tante cose a mia mamma che ho perso troppo presto o alle mie nonne che se ne sono andate quando ancora non ero del tutto consapevole della loro importanza per me.  

Il “telefono del vento” di Capannori

La cabina del “telefono del vento” è un luogo reale, ma perché non costruirlo dentro di noi e magari alzare il cellulare e provare a parlare con chi vorremmo ancora entrare i contatto. In fondo non è necessario un luogo particolare, ma forse solo la volontà di pensare a chi vogliamo bene e non c’è più e parlare con loro. Magari scrivere loro, rivolgendosi direttamente alle persone che vorremmo ancora con noi. 

Il “telefono de vento” è solo un intermediario silenzioso, un luogo simbolico che ci serve ad alleggerire il proprio fardello di dolore. In questo modo, si potranno ascoltare le voci degli uccelli, sentire il vento e vedere il paesaggio che c’è intorno, dando consolazione al nostro cuore
In Giappone accanto alla cabina c’è anche una panchina dove si può sostare e meditare prima di entrare in contatto con l’al di là.Oltre che in Italia anche in altre parti del mondo sono stati sistemati “telefoni del vento” perché sono diventati un luogo di preghiera che non ha nulla a che fare con la religione.

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