
Mi è ricapitato in mano il libro che tanto tempo fa mi ha regalato Laura Madonna e mi sono ricordata di averlo letto con tanto piacere. Ne avevo anche fatto la recensione sul sito della LUA. Quindi l’ho ripescata per conservarla tra i libri letti. Il libro è un vero invito alla scrittura.
Ho dovuto attendere che arrivasse il momento giusto per leggere “L’altrove, tra segni e silenzi” di Laura Madonna, ho dovuto attendere che l’altrove arrivasse anche per me, in questa estate appena cominciata. Ho dovuto attendere che tempi, luoghi, spazi, emozioni diventassero altro, che tutto, o quasi, svanisse temperato dal vuoto lasciato da impegni e doveri.
Il sottotitolo “invito alla scrittura” non mi stupisce, perché da sempre associo la scrittura a un luogo altro in cui appunto il segno e il silenzio si incontrano sulla pagina di carta o del computer e l’estate è proprio la stagione giusta per prendere in mano il filo dei pensieri e tesserli in piccoli e grandi testi guidati dalle sollecitazioni che scaturiscono lievi e delicate dalla lettura del libro di Laura.
Sollecitazioni che arrivano mescolate e discrete, dolci come una brezza in un giardino di rose, delicate come il silenzio che si fa suono interiore, mescolate a versi evocativi, di poeti e citazioni di scrittori. Laura ci guida attraverso le declinazioni dell’altrove, dal sé all’altro, al mondo, altrove nella gioia e nella sofferenza, altrove nel travaglio e nella nascita di qualcosa che un attimo prima non sapevamo di possedere.
Procedendo nella lettura si avverte il desiderio di sostare per assaporare cammei di scrittura, ispirazioni per nostre scritture, si assaporano suggerimenti per esprimere emozioni, che vanno dalla natura al silenzio, alla riflessione sul ruolo della donna.?Il pregio del libro è quello di sapere sapientemente mescolare testi diversi che come in un sogno si susseguono apparentemente senza una loro logica, ma che come in sogno sono attraversati dal filo delle emozioni. Bisogna svegliarsi e prendere la penna in mano per capirne il significato, bisogna lasciarsi andare nei colori e nei suoni evocati per trovare la pace interiore, lasciare l’oggi caotico e rumoroso per cullarsi in un altrove onirico, a ciascuno il suo, perché come i sogni sono solo nostri, anche i nostri altrove sono unici per ciascuno di noi, come i pensieri di un bicchiere di cristallo, fragile, prezioso, trasparente, metafora della fragilità che ciascuno custodisce come un bene inestimabile.
Leggere “L’altrove, tra segni e silenzi” mi ha fatto stare bene, mi ha dato la percezione di essere viva “nonostante”, di avere la possibilità di una via di fuga in un altrove che posso crearmi sempre diverso.

