
Stamattina ho dovuto fare un passaggio in Posta per spedire una lettera. Sì ancora scrivo lettere che invio dentro a una busta col francobollo.
È estate e allo sportello c’è una giovane donna che sostituisce l’impiegata in ferie. Anche i postali hanno diritto al riposo annuale. Chiedo il francobollo, ricordo che siamo in un Ufficio Postale. Sguardo smarrito. Un francobollo? Oggetto misterioso, piccolo pezzettino di carta colorata e disegnata, autoincollante, che si sistema nell’angolo in alto a destra – normalmente – della busta.
Lo sguardo smarrito si rivolge all’altra impiegata, questa veterana, dello sportello accanto. Arrivano le istruzioni e la sprovveduta provvede a reperire il francobollo nel retro dell’ufficio.
Torna con l’agognato pezzetto di carta e ora traffica col computer per registrare la vendita di un valore postale – si chiama così in gergo burocratese il francobollo.
Traffica, armeggia, ogni tanto chiede alla collega accanto, che purtroppo è dietro una colonna e quindi non la vede direttamente. Alla fine incolla il francobollo e passa la busta nella macchinetta affrancatrice.
«2 e 50» mi comunica.
Io: «Non è per caso che me lo fa pagare due volte?»
So bene che se metti il francobollo non devi mettere il timbro altrimenti è come se il francobollo non ce lo avessi messo.
Di nuovo sguardo smarrito. Si alza, va a prendere nella borsa il suo portafoglio, ho il sospetto che la differenza voglia mettercela lei allora le dico: «Lasci stare, va bene 2 e 50!» e metto sul banco 10€, ma lei mi dà il resto a 1 e 25 e con sguardo questa volta contrito dice: «Mi scusi…»
Non mi resta che prendere il denaro e uscire domandandomi quanti errori la povera Crista farà in una giornata e dovrà rimetterceli di tasca propria…
Un bel corso per insegnare come funziona la Posta… no?

