Fotografia vernacolare

Estate ’61
Luglio al mare

Mi ha colpito in un articolo su Artribune leggere di “fotografia vernacolare” una definizione – vernacolare – che generalmente si dà a una lingua parlata piuttosto che a una descrizione visiva.

Sono andata ad approfondire e ho trovato un mondo.

Il vernacolo si differenzia dal dialetto per le sue peculiarità decisamente locali e circoscritte, una lingua che caratterizza una società, ma anche un ambito familiare, un modo di esprimersi che individua in componente di una ristretta cerchia di individui. Credo che tutti conoscano il vernacolo fiorentino, che non è un dialetto, ma piuttosto un modo di interpretare la lingua italiana tipico della zona di Firenze. Guai a dire a un fiorentino che sta parlando in dialetto, lui sta parlando in italiano, ma adattato all’ambiente locale e famigliare.

Il vernacolo si contrappone alla lingua letteraria, spesso per piccole sfumature che non si discostano troppo dalla lingua ufficiale (per esempio: mia madre diventa “mi mà” oppure si usa l’indefinito come “si va” al posto di andiamo), oltre alla contrazione della “C” che spesso sparisce a inizio parola o quando è tra due vocali.

Ma qui non sto a occuparmi della lingua, ma piuttosto della fotografia, ecco che allora le immagini diventano “vernacolari” quando hanno come soggetti, persone comuni, situazioni famigliari, avvenimenti privati, foto scattate da soggetti anonimi che ritraggono altri soggetti anonimi. Si tratta, per farla breve di tutte quelle immagini “private” che però danno l’idea di avvenimenti che potrebbero riferirsi a chiunque. Si parla di matrimoni, gite fuori porta, sagre, vacanze, feste di compleanno ecc…

Tutte fotografie che non hanno un valore specifico in quanto fotografia singola, ma si possono diventare “testimonianza storica“. 

Così come il vernacolo linguistico è il linguaggio della famiglia, anche quello fotografico diventa testimonianza con  l’obiettivo di catturare un ricordo o un momento introspettivo e particolare del gruppo a cui fa riferimento.

Solo che da un po’ di tempo alla fotografia vernacolare si stanno interessando anche musei e istituzioni anche per il fascino che “le fotografie vernacolari l’esercitano perché rientrano nella sfera della memoria collettiva. Guardando le foto di un estraneo durante il suo matrimonio, o mentre sorride felice alla festa di laurea, oppure osservando l’immagine di un soldato che si è fatto scattare la foto ricordo prima di partire per la trincea, o ancora, un bambino che gioca, noi, pur non conoscendo nessuno degli individui rappresentati, ci sentiamo in qualche modo coinvolti e il perché è molto semplice: la fotografia vernacolare mette in scena gli archetipi della nostra società e tocca il nostro inconscio collettivo e come tale appartiene a tutti.” (osservatorio digitale).

Proprio per questo è nato a Guiglia in provincia di Modena il “Festival della fotografia vernacolare” giunto alla sua terza edizione. Qui il sito web.
Ma molto materiale per approfondire il concetto di fotografia vernacolare si trova in rete, sotto metto un po’ di indirizzi da consultare per chi ne avrà voglia.

1961 – La gita

Per quanto mi riguarda posso dire che l’argomento mi interessa molto e mi ha fatto venire il desiderio di andare a frugare nelle scatole delle vecchie foto di famiglia per individuare quelle che potrebbero essere identificate come vernacolari. Foto esclusivamente stampate su cartoncino, quando ancora non esisteva la fotografia digitale. Magari trovo un tesoro da mettere in vendita su eBay, visto che sembra stia nascendo un fiorente mercato, ma non solo, anche musei come MOMA, MET e altri stanno interessandosi a questo fenomeno che considerano una vera e propria forma d’arte.

Un repertorio non esaustivo sull’argomento “Fotografia vernacolare

Le foto dell’articolo fanno parte del mio archivio personale.

2 risposte a “Fotografia vernacolare”

  1. Mi sa molto interessante questa informazione, non sapevo di questa definizione; grazie Ada. Ho lavorato 9 anni in un laboratorio fotografico e ho visto passare sotto alle mie mani migliaia di foto vernacolari. Per non dire di quelle di famiglia…Ciao

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