
Ho aspettato un po’ a scrivere delle Paralimpiadi che sono iniziate due giorni fa. Le sto seguendo, non ne potrei fare a meno, lo sport mi piace, è stato la mia vita per anni, l’ho anche praticato da ragazza e la mia famiglia è stata sempre unita e influenzata dal gesto sportivo.
Il mese scorso ho seguito le Olimpiadi, la massima manifestazione di una utopia nata tanto tempo fa da un uomo visionario e ora sono presa dalle immagini delle Paralimpiadi.
L’altro ieri ho seguito la cerimonia di apertura, mi è piaciuta molto, molto, molto di più di quella che ha aperto la Olimpiadi. Un grande spazio urbano dal nome significativo – Place de la Concorde – che ha accolto le migliaia di giovani che hanno sfilato per Parigi. Mi è molto piaciuta l’accortezza, la premura con cui è stato allestito lo spazio dove gli/le atleti/e dovevano sostare per assistere alla cerimonia. Sedie per sedersi, spazi per le carrozzine, particolari che mi hanno fatto capire che c’è stata attenzione. La sfilata ha dato visibilità a tutti, ho visto saluti, sorrisi, cuoricini, cartelli di saluto a chi stava guardando in TV ed era lontano.
Non ho però potuto fare a meno di andare col pensiero al passato, alla vergogna, allo stigma che solo pochi anni fa avrebbe fatto relegare tutti i giovani che stavano sfilando al buio delle case, alla vergogna di famiglie iperprotettive o alla solitudine di ospedali, che ne avrebbero fatto degli invisibili.
Ho pensato, forse è Parigi che me lo ha fatto pensare, ai romanzi di Victor Hugo, al suo “Notre Dame de Paris” e alla sua “Corte dei Miracoli”, il luogo in cui i derelitti trovavano una famiglia. Al romanzo “I miserabili” uno dei primi romanzi sociali in un ‘800 in cui chi cadeva in basso, chi aveva uno stigma era perduto. Ecco a me la sfilata dell’altra sera è sembrata il riscatto di una Corte dei Miracoli in cui i Miracoli si sono avverati, in cui ciascuno non dovesse più nascondersi, ma mostrare al mondo il proprio valore e capacità.
Persone, individui, che con la volontà e la perseveranza sono riusciti a superare enormi difficoltà. Non semplici atleti, ma moderni eroi, esempi da seguire anche da chi ha il corpo integro, ma spesso la mente piena di pregiudizi. Con loro anche gli artisti che hanno dato vita allo spettacolo di contorno, hanno mostrato che volendo si può. Si può danzare, cantare, fare acrobazie, creare coreografie che nulla hanno da invidiare alle esibizioni di coloro che vengono chiamati “normodotati”. In fondo che cos’è la normalità?
Cominciamo?


Una risposta a “Paralimpiadi”
Sì vero anche se c’è ancora da fare ma le coscienze si muovono, così anche progetti nei paesi e città, articoli, libri, esperienze. Tutto si muove intorno a queste persone coraggiose e determinate. Un evviva a tutte e tutti