
Finita la sbornia delle Paralimpiadi ho ripreso le mie ricerche e approfondimenti per il laboratorio che inizierà domani e ho scoperto che esiste una persona che fa mostre fotografiche, pubblica libri di fotografia pur non tenendo mai in mano una macchina fotografica.
Si tratta di Erik Kessels che potrei definire “sociologo delle immagini”, infatti il suo è più un lavoro di ricerca, sulle fotografie che trova nei più disparati posti, o che gli regalano, per eredità o capitati in mano a robivecchi.
Sembra che ne abbia scatoloni pieni -15.000 album – il suo lavoro è quello di trovare assonanze tra le varie immagini oppure di sistemare le fotografie secondo una logica che può essere individuata accostando le immagini. L’ultimo suo lavoro è stato su una collezione di foto di due persone marito e moglie, che nei loro viaggi si fotografavano a vicenda nello stesso posto e nella stessa posa. Nessuna fotografia li vede mai insieme.
La fotografia di Kessels, non può essere chiamata fotografia, ma piuttosto una ricerca su scatti di altri; scatti sbagliati, strani, poco probabili. come quando è andato a cercare foto in cui un dito ha coperto in parte l’obiettivo. L’errore è qualcosa che accomuna, così come i soggetti che vengono fotografati.
Altro progetto le foto delle sedie vuote, che possono simboleggiare la mancanza, l’assenza, il vuoto.
Leggere di questo fotografo senza macchina fotografica è stata una bella scoperta che ci fa riflettere sul senso che hanno i ricordi per noi che spesso compulsivamente scattiamo a raffica e non osserviamo quasi per niente ciò che viene ritratto.
Per caso in questo periodo ho preso in biblioteca il libro di Erik Kessels dal titolo “Che sbaglio. Come trasformare i fallimenti in successi mandando tutto all’aria”. Uno di quei libri che rovesciano il senso comune di giusto o sbagliato fin dall’impaginazione del volume. Stampato con la copertina al contrario. Insomma un genio della creatività che sa trovare anche nell’errore quel “quid” che ne fa qualcosa di speciale. La cosa perfetta, la foto perfetta è spesso noiosa e poco interessante, per questo Kessels invita a cercare l’errore o per lo meno a non considerarlo una tragedia. Mai essere scontati! È proprio l’immagine che si discosta dal binario della prevedibilità che ci rimane in mente e ce la fa ricordare.
Lo sbaglio è ciò che ci distingue.





