
La mattina ha alcuni riti che non manco mai di fare, aprire la posta e leggere le mail più importanti, o almeno quelle che giudico tali. Una delle prime è quella che contiene la parola del giorno – oggi era “potare” – che spesso mi dà ispirazione per riflessioni che arrivano a volte all’improvviso. Poi le varie newsletter, che scorro velocemente per capire se c’è qualcosa di interessante e… stamattina c’era.
Una frase di Mario Calabresi estrapolata, credo, dal suo ultimo libro “Il tempo del bosco”. La frase diceva: «Non si può fare tutto e non sentirti in colpa se non ce la fai. È più importante imparare a scegliere e avere coraggio di rinunciare a qualcosa, senza troppi rimpianti».
Ho immediatamente collegato la frase alla parola del giorno ed è scattato qualcosa nella mia testa. Ho pensato in un primo tempo di mandarla alle mie amiche, tutte agé, poi ho pensato a me e a quello che sto facendo in questo momento, a come è la mia vita, e a come è stata.
Oggi, non so perché e su questo devo riflettere, faccio troppe cose, cose che si sono accumulate a volte senza che nemmeno me ne accorgessi e che in questo momento in cui sono più in difficoltà mi soffocano. Mi sento in colpa se non riesco a fare tutto, mi sento oppressa dai sensi di colpa se manco a un appuntamento o se faccio qualcosa in fretta perché non ho il tempo di dedicarci il tempo che vorrei e che sarebbe necessario.
Devo imparare a scegliere, imparare a dire dei no alle cose meno importanti, a quelle che – anche se importanti – non è il momento di fare e dedicarmi solo a quello che mi fa star bene.
Purtroppo noi donne – e qui ci metto il plurale – non siamo capaci di dire di “no”, non l’abbiamo mai detto, e le persone che ci stanno vicino si stupiscono se lo diciamo: dal sesso, alle faccende di casa, alla cura dei figli e nipoti, al lavoro – quando ce l’abbiamo – che ci tiene legate a un dovere che arriva sempre da un superiore maschio. (Ma anche se i superiori sono femmine si comportano da maschio, perché questa è la prassi). E allora, rinunciare a qualcosa diventa difficile, a volte quasi impossibile, e ci si trascina da un impegno all’altro anche quando la stagione dei doveri dovrebbe essere finita.
Più passa il tempo, e più passano gli anni mi rendo conto che il mio tempo sta lentamente sgocciolando via, come un rubinetto che perde, non posso fermarlo, ma posso raccoglierlo e decidere di farci qualcosa di buono per me. E allora forse mi sentirò meglio anche se avrò lasciato qualcosa per la strada. Se l’ho lasciato non era importante, non era fondamentale, posso permettermi di alleggerire il mio bagaglio e fare solo quello che io – e non gli altri – reputo giusto per me. Dovrò potare che significa non tagliare via indiscriminatamente, ma tagliare per poter far crescere meglio ciò che resta. Già!

