Ricordi

Cinque anni fa ero sul palco del Premio Pieve con tutti i finalisti di quell’anno. È stata una emozione che non si può descrivere, ero come stordita, in trance, tutto quello che sentivo mi passava accanto per poi cambiare e dirigersi verso un’altra direzione. I suoni, le voci, ciò che avevo intorno era tutto “troppo”; troppo grande, troppo luminoso, troppo affollato di parole e persone, troppo di tutto, tanto che a un certo punto non riuscivo più a capire dove ero. Ricordo che pensavo che avrei dovuto ricordare il momento che stavo attraversando e nello stesso tempo avevo paura di non poterlo fare perché troppe erano le sensazioni da ricordare, le parole da conservare.

Oggi a distanza di cinque anni ancora sento dentro di me la confusione e l’emozione, mi rendo conto che tutto il mio sentire non era solo mio. Allora avevo accanto a me lo spirito di mio padre,  il viso di M. quando mi ha riconosciuta, gli occhi di mia madre che non avevo saputo guardare fino in fondo, il grande amore che pervadeva tutta la storia, ma anche il dolore che aveva causato. 

Una esperienza intensa che mi fa considerare, sempre di più, Pieve Santo Stefano una mia seconda casa in cui potermi rifugiare quando devo ritrovare i mio passato; Saverio e tutte le meravigliose persone dell’Archivio sono e saranno sempre parte di me.

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