Il valore del tempo

Per capire cosa significa rimanere senza tempo, le persone devono provare cosa significa rimanere senza tempo“.
Questa frase l’ho letta su un sito web che mi è stato segnalato da una delle numerose newsletter che ricevo… lo so, sono tate e a volte non riesco nemmeno a leggerle tutte.
La newsletter racconta la storia di Emily Lahey, una donna australiana a cui è stato diagnosticato un cancro incurabile. Una condanna di questa genere deve essere una cosa terribile, sapere che la malattia porterà via la vita a breve termine, senza poter vivere tutta la vita che ci spetta credo sia devastante.
Ma Emily ha voluto che la sua tragedia/condanna potesse portare speranza per altri malati che lottano contro malattie oncologiche. La speranza si chiama ricerca e donazioni per far si che i ricercatori possano lavorare e trovare la soluzione, non all’immortalità – che è impossibile – ma almeno a una cura che possa allungare la vita.
E mili, con la collaborazione dell’Australian Cancer Research Foundation, ha pensato di mettersi a disposizione per una performance che a me ha fatto pensare a quella di Marina Abramovic, ma anche alle biblioteche viventi che anche in Italia stanno crescendo sull’idea delle “human library” anglosassoni.
Emily ha messo a disposizione 10 minuti del suo tempo per parlare con chiunque desiderasse incontrarsi con lei, in un colloquio a due, personale e intenso in cui confrontarsi, scambiarsi confidenze, piangere se necessario, conoscersi e conoscere la sofferenza e le speranze di una donna malata terminale.Ne è scaturito un progetto che ha voluto sottolineare quanto sia prezioso il tempo, ma anche l’importanza di sostenere la ricerca che potrebbe regalare più tempo a chi ha diagnosi di cancro aggressive.

Seduta su una panchina con un timer impietoso che scandisce il tempo Emily ha parlato, e ascoltato, chi si sedeva accanto a lei. È stata una esperienza unica per comprendere il peso emotivo e psicologico di vivere o di entrare in contatto con qualcuno con una diagnosi terminale.

Il video della “performance” – ma si può chiamare così? – è toccante e invito a vederlo. Concludo con le parole di Emily: “Una volta credevo di avere tutto il tempo del mondo, ma senza alcun preavviso, quell’illusione è andata in frantumi.

Credo che sia una bella lezione sul valore del tempo che non va sprecato, mai.

Qui i link per approfondire:

4 risposte a “Il valore del tempo”

  1. A trent’anni, dopo la diagnosi della mia forma tumorale grave, superata, ho cambiato l’ordine dei valori, tra i quali il senso del tempo.

  2. Sì il valore del tempo: non si pensa mai a questo solo quando la vita ci invita o ci obbliga a farlo. Tempo per se stessi, tempo per gli altri, tempo da dedicare, tempo per riflettere, tempo che passa, tempo per interrogare e interrogarci. La malattia ci invita al tempo frettoloso o paziente per la morte che verrà, prolungato per chiederci come sarà la nostra vita, cadenzato per rifugiarci nelle nostre abitudini oppure, per altri, la malattia è un nuovo inizio o un cambiamento. Grazie per questo suggerimento di video

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