
Un libro strano, di cui non sono riuscita a capire fino in fondo il significato, la trama gira attorno alle vicende di Yeong-hye, una donna coreana che improvvisamente, senza una ragione apparente “Ho fatto un sogno” decide di non mangiare più carne, pesce, uova e latticini diventando ‘vegetariana’, anzi ‘vegana’.
Le vicende sono raccontate da tre punti di vista diversi: il marito, il cognato e la sorella.
Attraverso lo sguardo di queste persone assistiamo al progressivo disfacimento di Yeong-hye fino alla probabile morte. La discesa agli inferi transita attraverso vari stadi di dissoluzione n cui Yeong-hye si identifica sempre di più con una pianta, prima accettando di farsi dipingere il corpo dal cognato con grandi fiori colorati che la fanno sembrare una creatura della foresta e poi identificandosi sempre più con il regno vegetale fino alla dissoluzione completa del proprio corpo
Sinceramente la storia non mi ha conquistato più di tanto, il significato che l’autrice – tra l’altro Premio Nobel per la letteratura di quest’ano – mi è sfuggito, forse perché lontana dalla cultura coreana in cui la vicenda si svolge.
La protagonista mi è sembrata più una vittima della propria scelta di vita, che una persona cosciente della sua scelta alimentare. Il marito – Cheong – non capisce e la lascia al suo destino, il cognato Yeong-ho – nella seconda parte – se ne approfitta trasformandola in un quadro vivente. Solo la sorella le rimane accanto fino alla fine quando la dissoluzione del corpo è completata.
Solo brevi inserti in corsivo, nella prima parte del libro, ci fanno capire quanto profondo è il dramma che sta passando Yeong-hye, un dramma comparso all’improvviso: “Ho fatto un sogno“.
“Un grumo formato da urla e gemiti aggrovigliati, intrecciati fra loro uno strato dopo l’altro. È per la carne. Ho mangiato troppa carne. Le vite degli animali che ho divorato si sono tutte piantate lì. Il sangue e la carne, tutti quei corpi macellati sono sparpagliati in ogni angolo del mio organismo, e anche se i resti fisici sono stati espulsi, quelle vite sono ancora cocciutamente abbarbicate alle mie viscere” È questo che sente Yeong-hye dentro di lei ed è questo che la porterà alla fine.
Un libro sicuramente da leggere per conoscere una prosa che è riuscita ad avere il massimo riconoscimento, anche se la versione italiana è stata tradotta non dal coreano ma dalla traduzione inglese. Si tratta quindi della traduzione di una traduzione.
E se tradurre è un po’ tradire quanto è arrivato a noi della versione originale?


Una risposta a “Han Kang: La vegetariana”
[…] La vegetariana – Ha Kang – è uno dei libri del Gruppo di lettura del GSF. Lo leggerò prossimamente. Letto! […]