Il mio credo

Oggi mi è arrivata una mail che mi dice che il racconto che segue non è entrato nella antologia dove avrebbe dovuto essere pubblicato. Le vecchie ruggini fanno sempre scricchiolare le porte che faticano ad aprirsi anche dopo anni.

Il mio credo? Bella domanda, … non ne potevate trovare una più difficile. La sollecitazione, detta così senza punti interrogativi, presuppone che io ce l’abbia un credo e forse è così, perché senza credere in qualcosa o in qualcuno sarebbe un bel guaio. Ma poi arriva il punto interrogativo e allora sono costretta a pormela la domanda e guardare dentro di me, ma soprattutto alla mia storia di donna bianca, occidentale e libera, cresciuta in uno Stato libero, laico a parole, ma profondamente influenzato dalla Chiesa Cattolica Romana.

Mio padre era agnostico, non battezzato, per scelta dei genitori, ha vissuto serenamente fino a  che non ha incontrato mia mamma e si è dovuto sposare in chiesa dopo una guerra in cui avrebbe anche potuto morire e non meritare il Paradiso, ma per fortuna gli è andata bene… se no oggi io non sarei qui a scrivere.

Insomma, Battesimo, Comunione, Cresima tutti i Sacramenti insieme in fretta e furia per presentarsi all’altare con i requisiti giusti. Quanto questi abbiamo poi influito sulla sua vita non saprei dirvi, non mi ricordo di averlo mai visto entrare in chiesa a parte le solennità indispensabili, ultima quella di accompagnare me all’altare del mio matrimonio.

Io sono stata battezzata, comunicata e cresimata, così come mia sorella con tanto di abito bianco virginale, mi sono anche sposata con l’abito bianco anche se vergine non lo ero più da tempo! 

Anche io, già a quel tempo, non avevo una grande frequentazione con parrocchie, abiti talari e tonache, sia maschili che femminili, tanto che ebbi anche un piccolo diverbio con il mio parroco quando decisi che non mi sarei sposata nella mia parrocchia ma in una sconosciuta chiesa di campagna. Ricordo che gli dissi “chiaro e tondo” che se non mi dava il permesso mi sarei sposata in Comune e per me sarebbe stato lo stesso un matrimonio valido. Acconsentì.

Ma queste sono cose di molto tempo fa.

Quando nacque mio figlio non lo feci battezzare, perché ero fervente sostenitrice del fatto che avrebbe dovuto lui scegliere liberamente da che parte stare, la conclusione fu che fece la fine di suo nonno. Fidanzata credente, matrimonio in chiesa e sacramenti all’ultimo momento.

Ma almeno ne era consapevole.

Ma veniamo a me, come ho forse fatto intuire, della fede non mi importava poi molto, sì c’era un Dio da qualche parte che forse vegliava su di me, ma era qualcosa di molto distante.

Anche quando feci una scelta estrema non pensavo tanto a ciò che mi avrebbe aspettato nell’aldilà quanto a lasciare ciò che c’era nell’aldiqua, che era ciò a cui volevo sfuggire.

È successo dopo che, un po’ alla volta, il soprannaturale ha acquistato sempre più importanza. L’aldilà mi aveva rifiutato, dovevo stare, vivere, nell’aldiquà e cominciai a pensare che forse potevo credere che ci fosse un disegno, che ancora non vedevo ma che stava delineandosi nella polvere della mia vita.

Ho divagato… un giorno, che ero alla cerimonia di Comunione di una bambina che conoscevo, sono stata folgorata come Paolo sulla via di Damasco, ho cominciato a piangere e mi sono sentita del tutto inadeguata, bisognosa di qualcosa che mi desse la forza per andare avanti. Credo, quel giorno, di avere fatto un grande peccato perché ho fatto la Comunione senza confessarmi, o forse confessandomi da sola, e assolvendomi.

Questo la dice lunga su come la penso adesso: “Oggi credo in me stessa”, nelle mie potenzialità, nelle mie capacità, ma anche nei difetti che mi fanno essere fragile e insicura. Lavoro continuamente su di me, mi interrogo, mi metto in dubbio, ma poi anche mi assolvo e ricomincio con le domande e con la ricerca delle risposte. 

Amo il mio prossimo, ascolto, accolgo, se posso aiuto, ma la persona più importante della mia vita sono io, perché io “Credo in me”.

Non ho paura di morire, la mia vita mi appartiene fino a che non finirà, dopo non so, ci sarà il silenzio, il nulla, e se vivrò, sarà solo nel ricordo di chi mi ha conosciuto e voluto bene. Forse anche di chi mi ha voluto male, se come ultimo dispetto, anniderò un piccolo tarlo nei loro pensieri.

Ma sì, non la facciamo troppo lunga!

Una risposta a “Il mio credo”

  1. Grazie Ada bella scrittura e narrazione dove cerchi sempre di osservarti. E poi la grande conquista di credere in te che ti accompagna e ti contraddistingue.

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