Asako Yuzuki: Butter

Sembra che gli avvenimenti che narra il romanzo siano ispirati a una storia vera e che il libro abbia avuto un grande successo in libreria. Forse in Giappone, dove è ambientato perché a me è sembrata una storia molto distante da quelle che potrebbero esser raccontate in occidente. 

Non c’è, infatti, nemmeno una trama ben precisa, ma le storie delle tre protagoniste si intrecciano e interagiscono tra loro e le psicologie che le fanno agire, sono quanto di più distante dal mio modo di pensare. È un romanzo indubbiamente giapponese e quindi bisogna entrare nella loro mentalità, immedesimarsi nella loro società, nei rapporti tra le persone e soprattutto nei rapporti tra uomini e donne.

In questo libro le donne la fanno da padrone, gli uomini sono usati e non ci fanno una bella figura, le tre protagoniste interagiscono tra loro e con la società in un modo a dir loro moderno, ma molto distante dal nostro che le fa sembrare diverse dallo stereotipo della donna giapponese.

Non è un libro facile da leggere, tutto viene tenuto legato dalla cucina, dal cucinare, anche metaforico, e dal gusto del burro, appunto, che suscita palpiti gustativi descritti in modo accurato e a volte anche buffo.

Inoltre è un libro lento che si legge spesso con fatica, sembra che a volte manchi un filo che leghi gli avvenimenti per poi ritornare sui binari dell’emancipazione femminile delle tre donne di cui si raccontano le avventure.

Sembra che più che narrare una storia si narri un percorso, tre strade che si intrecciano, a volte con difficoltà.

È valsa la pena arrivare alla fine? Direi di sì pur con tutte le differenze e gli inciampi disseminati lungo la strada della narrazione. Non resta che dire: “Sono giapponesi, loro sono fatti così”.

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