
L’altra sera, mi sono incantata a rivedere il film “Il nome della rosa” ritrasmesso in TV dopo parecchio tempo, un indubbio capolavoro tratto da un romanzo altrettanto capolavoro. Rivedere il film mi ha fatto pensare per analogia alla Biblioteca di Babele di Borges e al potere che hanno le parole e la scrittura.
Sono andata a cercare se avevo scritto qualcosa e l’ho trovato.
Il 9 gennaio 2016 scrivevo:
Ho pensato al linguaggio e a come sia difficile comunicare con gli esseri umani che ci stanno intorno. Parliamo la stessa lingua, almeno noi che abitiamo qui in Italia, eppure ogni volta è faticoso riuscire a far capire ciò che si vuole dire.
Io non sono una chiacchierona, mi piace più ascoltare che parlare, specialmente se sono in un gruppo di più di tre persone, invece mi piace conversare in un contesto più amichevole. Nonostante ciò è spesso difficile dire ciò che veramente si pensa e che si vorrebbe esternare. Non posso farne una regola generale, io posso solo parlare per la mia esperienza, ma ciò che mi trattiene spesso è la sensazione che chi mi sta davanti non capisca ciò che sto dicendo o che non stia ascoltando.
Forse per questo mi piace più scrivere, ma anche scrivendo ci sono difficoltà.
La scrittura per quanto utile non rende l’espressività della voce, non fa vedere il gesticolare delle mani o le espressioni del volto, scrivendo occorre essere tanto bravi da far capire ciò che si vuole dire senza la mediazione del corpo.
Inoltre occorre tenere presente che a volte alcune parole possono essere fraintese e ad alcuni termini possono venir dati significati diversi dalle intenzioni di chi scrive.
Insomma capirsi è sempre una grande impresa, chi possiede il grande dono dell’oratoria o della buona scrittura è certamente un privilegiato. Siamo esseri ciascuno chiuso nella propria cerchia, persone che da un piccolo cortile di periferia siamo stati sbalzati nell’etere, come con un cannocchiale all’incontrario ogni volta si allarga lo sguardo, e ci si capisce sempre meno.
Ognuno ha la sua lingua, ognuno il suo gergo, ognuno il proprio modo di comunicare. Abitiamo una torre di Babele nonostante condividiamo lo stesso pianerottolo.
L’immagine è la torre di babele di Cornelis Anthonisz (1547)

