
Scorrendo le notizie del mattino mi è capitata sotto gli occhi la foto qui di fianco. È una veduta aerea della zona degli incendi a Los Angeles. Mi ha colpito non solo la vastità dell’area incendiata, ma anche la tipologia di terreno; non è bosco, ma città, come è possibile che prenda fuoco un’area così densamente urbanizzata? Dicono che è per il vento che soffia a 160 km all’ora e che propaga le fiamme da una casa all’altra, inoltre immagino che le casa americane siano costruite con poco mattone e molto legno per cui sono facilmente infiammabili. A me viene da pensare – oltre ai danni materiali – ai danni psicologici di un avvenimento del genere, il trovarsi completamente nudi e indifesi, la distruzione del nostro mondo, la perdita di tutte le cose che sono custodite in una casa che dovrebbe essere il nostro scrigno inviolabile. Tutto in cenere. Provo a immaginarmi gli oggetti che in questo momento mi circondano ridotti in cenere, volati via in corpuscoli anneriti, tutti i ricordi, le anime delle persone che racchiudono, oggetti, che sono, si, oggetti, ma sono anche il riflesso di chi c’è stato prima.

