La barca dei rifugiati

Mi ha molto colpito l’immagine della installazione di Ahmet Güne?tekin che mi è comparsa davanti stamattina mentre leggevo la newsletter di Artribune.
Una barca carica di valigie a formare un cubo enorme che schiaccia la barca su cui è appoggiato. 

Güne?tekin è un artista curdo che con coraggio e autodeterminazione, umana e creativa mette al centro dell’arte il senso di responsabilità sociale. Spesso censurato in patria l’arte di Güne?tekin contiene “il senso della perdita, la memoria come denuncia della mancanza di giustizia sociale“. L’artista nelle sue opere non sta immaginando, sta testimoniando. L’opera che mi ha tanto colpito si chiama “Refuge boat” e “fa riferimento allo scambio di popolazioni “infedeli” tra Grecia e Turchia nel 1923, ufficializzato con il Trattato di Losanna, raccontato anche nell’opera video 20kg 20 dollari. I cristiani dell’Anatolia e della Tracia orientale furono deportati in Grecia, e i greci di fede islamica in Turchia, sradicati dalle loro case, le loro famiglie e le loro amicizie loro malgrado, costretti ad assemblare i propri effetti personali in un bagaglio di massimo 20 kg e di abbandonare, con in tasca solo 20 dollari, i propri animali domestici o nasconderli in questo poco spazio (e infatti lo straziante miagolio di un gatto, animale quasi sacro in Turchia, testimonia questo senso di disperazione e solitudine)“. Ho riportato quanto scritto nella newsletter da Santa Nastro perché non avrei saputo dirlo meglio.

Quello che però rimane è il senso di terrificante angoscia che mi ha procurato l’immagine al di là di ogni significato che le si vuole dare. Sia che rappresenti un evento passato che uno di oggi.

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