Tratto dal racconto “Wakefield” di Nathaniel Hawthorne.

Da dove mi è venuta la curiosità di vedere il film tratto dal racconto di Hawthorne? Non me lo ricordo, so solo che ha immediatamente rievocato un ricordo remoto, un ricordo che ho inseguito per tanto tempo e che nemmeno questa volta sono riuscita a ritrovare.
Il film, dunque, tratto dal racconto di Nathaniel Hawthorne, è la storia di un tranquillo avvocato della City che una sera, dopo aver fatto tardi per un disservizio del treno che lo riporta a casa, decide di non entrare e di rifugiarsi nella soffitta sopra il garage della villetta di periferia dove vive.
Un impulso improvviso e irrazionale che, dopo la prima notte, continua a trattenerlo nel rifugio, giorno dopo giorno, impegnato a spiare dalle finestre la vita della sua famiglia che gli scorre davanti.
Naturalmente non può usare le carte di credito o farsi vedere in giro, altrimenti rivelerebbe la sua presenza, quindi continua a vivere cibandosi di avanzi trovati nei cassonetti e trascorrendo le sue giornate come un barbone. Il tempo scorre, la moglie lo crede morto, scomparso o fuggito, chissà! Così continua a vivere la sua vita con le figlie nella sua casa. Wakefield spia la moglie, la segue in quello che fa, vede chi incontra, come vive da “vedova”, o almeno tutti lo credono.
Vivere recluso in una soffitta crea non poche difficoltà al fuggitivo, che però non demorde, fino a quando, probabilmente ingelosito, vedendo ritornare nella vita della moglie un vecchio spasimante decide improvvisamente di ricomparire.
Il film – così come il racconto – non dice quello che succede quando il “fantasma” ricompare serenamente sulla porta di casa. Tutto viene lasciato alla fantasia di chi guarda e di chi legge.
Il film, una bella prova di recitazione di chi impersona il protagonista e la moglie, è raccontato in prima persona dall’uomo che si nasconde e che spia, le sue motivazioni non sono ben chiare, qualche perplessità rimane nella vicenda, e su come sia possibile vivere a stretto contatto con la famiglia e non farsi scoprire, anche il finale così assurdo del ricomparire all’improvviso.

Nel racconto Wakefield scompare per 20 anni, nel film si presume che la sua scomparsa duri poco più di un anno, ma l’effetto è la stesso, lo spaesamento e la sorpresa prima del gesto di scomparire e poi di quello di rientrare come se nulla fosse nella vita domestica.
D’altra parte dovendo ricalcare il racconto di Hawthorne il finale non poteva essere che quello.
Da sottolineare che mentre il film è ambientato ai giorni nostri, il racconto si riferisce a un’epoca vittoriana, della metà del 18esimo secolo in cui erano sicuramente meno presenti i mezzi per rintracciare chi spariva nel nulla.
Dicevo all’inizio che ho visto il film sulla scia del ricordo di un altro, di tanti anni fa, che ricordavo con una trama simile, e non sono riuscita mai a rintracciare. Chissà se era davvero un film o era solo una storia che mi sono sognata?

