Mattia Torre: “La linea verticale”, il libro, la serie

Incuriosita da recensioni positive di chi ha letto il libro mi sono buttata sulla serie TV con protagonista Valerio Mastrandrea. E non mi ha deluso, anzi, mi sono divertita nonostante affronti il tema difficile della malattia.

Luigi – Mastrandrea – viene ricoverato d’urgenza per un intervento a un rene, nonostante apparentemente non abbia sintomi evidenti di malattia. Si tratta di una di quelle patologie subdole che non danno avvisaglie dolorose, che corrono sottotraccia e che vengono scoperte spesso solo per caso.

L’ingresso in ospedale è lo spunto per scoprire un microcosmo alieno, un mondo del tutto avulso dalla vita reale: medici, infermieri, barellieri, e pazienti convivono quasi fuori dal mondo, con abitudini, regole – quasi mai non dette, ma guai a infrangerle – che dettano una normativa, formano una gerarchia, a volte anche bizzarra.

Incuriosita – la curiosità è il mio peggior difetto – sono andata cercare il libro di cui aveva parlato Renato Campinoti sul suo blog (qui il link), non trovando una offerta adeguata per il cartaceo, mi sono buttata sull’audio libro, forma diversa di narrazione, ma con lo stesso contenuto.

Mi piace vedere come uno stesso testo possa cambiare se letto, ascoltato o trasposto in un video. Il libro inoltre è letto dallo stesso Mastrandrea, l’attore che impersona Luigi nello sceneggiato.

L’ho ascoltato ritrovando la storia narrata nella serie molto fedele e con una progressione precisa. Si sente che l’autore è stato uno sceneggiatore perché lo scritto sembra proprio preparare la successiva trasposizione video.

Unico difetto riscontrato è stata proprio la lettura di Mastrandrea, secondo me troppo frettolosa, troppo veloce nei passaggi da un capitolo all’altro, tanto da renderne quasi impossibile la distinzione.

Le varie situazioni in cui viene a trovarsi Luigi, malato ricoverato nel microcosmo ospedaliero, riflettono quelle che ogni “paziente”, di nome e di fatto, si trova a subire nel momento dell’ingresso in ospedale. La caratterizzazione dei personaggi, sebbene amplificata e resa a volte macchiettistica, rende bene l’idea dei ruoli svolti all’interno dell’istituzione, le gerarchie, le frasi fatte, i gesti stereotipati che ci si aspetta dal personale medico e paramedico, il ruolo del paziente ricoverato “alla mercé” del sistema, una macchina che per funzionare deve essere ben collaudata e in cui ogni rotella deve girare al suo posto; i tic e le piccole manie, devono essere comunque funzionali all’insieme.

Il libro è scritto, come dicevo e lo si sente anche alla lettura, in una forma piana e semplice, sono ben caratterizzati i rapporti tra i vari personaggi, i sentimenti sono quelli che ognuno prova in una situazione difficile come quella che si trova ad affrontare Luigi, ci si identifica facilmente, anche se come donna faccio un po’ fatica ad ambientarmi un reparto tutto maschile. Per giunta abitato da persone “agé”, dal momento che Luigi risulta essere il più giovane della compagnia.

Ma tutto questo lo potete leggere nella bella recensione che ne ha fatto Renato, io qui mi sono limitata a fare una piccola riflessione tra la trama del libro – ripeto solo ascoltata – e la serie televisiva. Torno a dire che mi sono divertita sia ad ascoltare che a vedere, in definitiva mi ha fatto trascorrere alcune ore sorridendo.

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