“Conclave”: il film

Nel pomeriggio mi sono rivista “Conclave”, volevo soffermarmi su alcuni punti che probabilmente mi erano sfuggiti alla prima visione. La comodità di averlo in streaming è proprio questa. Si perde in magnificenza, lo schermo del cinema è tutta un’altra cosa, ma si può tornare a vedere una scena o ad ascoltare un dialogo.

Si tratta di un film decisamente complesso, ma è fatto molto bene nel riprodurre le procedure che regolano un Conclave. Emergono le differenze, le divisioni, le ambizioni che anche tra i porporati, uomini di chiesa, non mancano. Come ho letto nel titolo di un articolo che ne parlava: “un film eccellente che lascia l’amaro in bocca“.

Tutta la prima parte gira attorno a quello che succede dietro le quinte dell’elezione, ci fa conoscere i personaggi che ambiscono a essere eletti, pur con tutti i difetti che l’uomo possiede. In un mondo che cambia, l’atmosfera del Conclave con la sua aura di segretezza risulta quasi anacronistica. Nessun contatto deve avvenire con l’esterno, nessuna notizia può entrare o uscire. I telefoni vengono banditi, come si può vedere dai mucchi di telefoni e fax radunati nel cortile, i cellulari sequestrati. Le finestre sono blindate, perché nulla deve disturbare l’elezione del nuovo pontefice.

Le varie posizioni politiche – perché di politica si tratta –  diventano subito argomento di discussione, si evidenziano le fazioni che vanno dai più conservatori ai più progressisti, l’atmosfera si fa competitiva.
All’ultimo momento si aggiunge un nuovo cardinale di cui nessuna sapeva l’esistenza: nominato ‘in pectore’ dal papa precedente ha svolto la sua missione prevalentemente in zone di guerra e arriva da Kabul.
È il granello di polvere che fa inceppare l’ingranaggio e si somma all’eco di un attentato, una guerra sotto le mura del Vaticano, che scuote l’assemblea dei porporati.

Un ruolo fondamentale è rappresentato dalle donne, in questo caso suore, specialmente da sorella Agnes (Isabella Rossellini candidata all’Oscar come migliore attrice non protagonista) che ha il compito di sovrintendere alla logistica dell’evento e che a un certo punto dice “le suore non hanno diritto di parola nelle dinamiche vaticane ma hanno occhi e orecchie”. Sarà lei a contribuire a rivelare alcuni segreti e ad appoggiare alcune azioni non troppo ortodosse del prelato designato all’organizzazione del Conclave. Tutto il film, fino quasi alla conclusione, è una bella ricostruzione di un avvenimento per molti versi misterioso, propone un intreccio dinamico, alternativo, senza esagerazioni, ma abbastanza scontato e prevedibile. Il botto è finale, inaspettato, non va detto per non spoilerare e togliere la sorpresa di una soluzione alternativa, di un vero colpo di scena che rende il film aderente alla nuova società. Gli uomini, anche gli uomini di Dio, sono sempre fondamentalmente uomini con tutti i loro difetti.
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

A me è piaciuto, il film ha una buona sceneggiatura ricavata dall’omonimo libro di Robert Harris, fotografia ottima e interpretazioni magistrali di attori che non hanno sbavature, senza contare quella “quasi silenziosa” di Isabella Rossellini che si fa ugualmente notare. Insomma, merita di essere visto.

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